Ci sono parole che pesano come macigni.
Ci sono lame che tagliano come parole.
Tutto quanto è immobile, indissolubile e si fa sempre più soffocante.
Ma è un soffocare audace, totalmente invisibile, scorre lento e profuma di rosa.
Lo percepisci solo dall'alto, senti il suo alito, senti il suo carico, senti come la lama trafigge piano piano il tuo costato.
E non puoi fare altro che restare immobile. Consapevole che se ti sposti, tutto ciò che ti è dovuto reggere con tanta fatica, crolla in un batter d'occhio.. e non ti restano che briciole.
L'anima si ferma, di notte. L'anima, in quei momenti, fa in modo che pure il sole più splendente acquisti il fascino lunare, notturno, della quiete e del lento scorrere delle stelle lungo il cielo scuro.
L'anima riserva da sempre un gran debole per il fascino della notte. Si lascia ammaliare, si lascia conquistare, dalla bellezza di una dama così incantevole, fatta di luccichii e luci impercettibili che acquistano ancor più valore, in un contesto così oscuro.
Ma son luccichii che costano, son luci che pesano, son tesori che feriscono.
Eppure, quando trovi il coraggio e la forza di volgere l'occhio al sole, percepisci tutto il loro valore.
Capisci che tutto ciò che hai speso, tutto il sangue che hai perduto, durante la notte, è valso davvero il brutto prezzo che hai dovuto pagare.
La notte, coi suoi luccichii, rivela tutte le tue paure.
Queste vengono riflesse da ogni stella che abita nel cielo, ed è facile vederle proiettate li sulla luna. Si rispecchiano su di essa e ti si pongono davanti gli occhi, li dove non ti è possibile fuggire.
E la luna è li, che ti osserva e ti mostra ciò di cui hai tanto timore. E' impossibile sfuggirle.
Da qualunque parte osservi il cielo, riesci a scorgerla e con essa tutto ciò che ti porti dentro.
La luna è li. Ti guarda, ma non ti sfiora nemmeno.
E' conscia della propria bellezza e del proprio tesoro.
E non è mai disposta a cedere il passo.
Resta li, immobile, così che tu possa sempre osservarla, ma non cede mai a lusinga, non allunga mai carezza, non tende mai una mano.
Lei è li, per svolgere il suo ruolo, per assolvere il proprio compito.
E resti dunque disarmato. Resti solo, sconfitto e inginocchiato al suo cospetto.
Resti ammaliato dalla verità che si presenta con ardore e con gran zelo.
E non puoi far altro che seguire il tuo corso. A nulla vale ogni tua piccola reazione.
Devi scegliere e seguire il tuo sguardo. Non c'è altro.
La notte ruba il fiato, come un'ondina che pende all'amo e porta con se ogni tua certezza.
Ti lascia nel suo spargersi infinito, di un mondo fatto di tante bellezze inafferrabili.
Lei è la tua prigione, ma di una prigionia seducente.
La notte giunge avvolgente, e io non posso far altro che assolvere al mio dovere.
Muovo il passo e falcio ogni desiderio.
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mercoledì 21 novembre 2012
domenica 4 novembre 2012
Epistolario Sacro: L'Eroe
Certe volte mi maschero dell'eroe che non sono. Non so perché faccio così..
Sento talvolta come se ci fosse un altro me a prender parte delle mie pulsioni.
Fosse per me, io, me ne starei qui buono e calmo. Cercherei di ammirare ogni secondo di ciò che mi scorre davanti...
E' bello. E' bello si. E' bello ammirare, è bello guardare, è bello godere di ogni frazione e microparte di ciò che mi passa davanti agli occhi.
E' bello, è bellissimo sentire poi ognuna di queste parti ribollire all'interno di ogni cellula del mio corpo.
Tutto ciò allunga gli istanti, è come se avessi d'un tratto inventato la ricetta per l'immortalità.
E' tutto così infinito. Interminabile.
Tempo e spazio poco importano. Io sono vivo. Mi sento vivo. Dentro.
Ammirare è bello.
Godere dell'ammirare è bello.
Il mondo non è fatto per ammirare. Ne per goderne.
A mio malgrado tento ogni giorno d'accettarlo. Ma non vi riesco.
Io sono un debole. Non ho la stoffa dell'eroe, di cui tanto mi si investe.
Io porto con me una croce. Porto con me una piaga.
E' come una ferita sempre aperta. Basta pressare e sento nuovamente pieno, pienissimo tutto il dolore e la sofferenza umana.. come se la ferita fosse stata appena squarciata.
Eppure ogni cosa è così bella. Figuriamoci quando accadono le cose belle.
Starei ore e ore ed ore a guardarle.. e a dir loro quanto siano belle.
E' una sensazione che mi appaga. Contemplarlo.
Contemplare le cose belle, me le fa apparire belle ogni volta che le guardo.
Basta che distolga lo sguardo un attimo, le riguardo.. ed ecco!.... che Meraviglia!
Il mondo però non vuole questo.
Il mondo vede tutto ciò come noia. Come un'ossessiva tendenza della vecchiaia..
Cosa ci posso fare io.. sono solo un vecchio. Un debole vecchio, stanco e senza forze.
Un debole vecchio che forze per vivere non ne ha mai avute a dir la verità.
Eppure s'è trascinato avanti tutta la vita il più grande dei tesori.
L'amore.
L'amore per la bellezza.
L'amore per la bellezza di tutte le cose.
Questo dono ha fatto di me la fonte più importante di tutte le cose. L'essenza stessa delle cose. Del motivo per cui valga la pena di viverle, le cose.
Eppure questo non basta loro.
Loro mi guardano. Loro mi offendono. Pensano che non abbia stoffa. Loro vogliono un'altra stoffa.
Quella che io posseggo, per quanto preziosissima, non basta.
Io vivo di questo. Possiedo poco. Molto poco. Ma è un poco che realmente mi arricchisce.
C'è chi ci vede miseria in tutto ciò.. io penso che la miseria sia il mio tesoro più nascosto.
Forse è l'unica cosa che mi distrae dal lento ed inesorabile scorrere del tempo sulla mia pelle.
Sento talvolta come se ci fosse un altro me a prender parte delle mie pulsioni.
Fosse per me, io, me ne starei qui buono e calmo. Cercherei di ammirare ogni secondo di ciò che mi scorre davanti...
E' bello. E' bello si. E' bello ammirare, è bello guardare, è bello godere di ogni frazione e microparte di ciò che mi passa davanti agli occhi.
E' bello, è bellissimo sentire poi ognuna di queste parti ribollire all'interno di ogni cellula del mio corpo.
Tutto ciò allunga gli istanti, è come se avessi d'un tratto inventato la ricetta per l'immortalità.
E' tutto così infinito. Interminabile.
Tempo e spazio poco importano. Io sono vivo. Mi sento vivo. Dentro.
Ammirare è bello.
Godere dell'ammirare è bello.
Il mondo non è fatto per ammirare. Ne per goderne.
A mio malgrado tento ogni giorno d'accettarlo. Ma non vi riesco.
Io sono un debole. Non ho la stoffa dell'eroe, di cui tanto mi si investe.
Io porto con me una croce. Porto con me una piaga.
E' come una ferita sempre aperta. Basta pressare e sento nuovamente pieno, pienissimo tutto il dolore e la sofferenza umana.. come se la ferita fosse stata appena squarciata.
Eppure ogni cosa è così bella. Figuriamoci quando accadono le cose belle.
Starei ore e ore ed ore a guardarle.. e a dir loro quanto siano belle.
E' una sensazione che mi appaga. Contemplarlo.
Contemplare le cose belle, me le fa apparire belle ogni volta che le guardo.
Basta che distolga lo sguardo un attimo, le riguardo.. ed ecco!.... che Meraviglia!
Il mondo però non vuole questo.
Il mondo vede tutto ciò come noia. Come un'ossessiva tendenza della vecchiaia..
Cosa ci posso fare io.. sono solo un vecchio. Un debole vecchio, stanco e senza forze.
Un debole vecchio che forze per vivere non ne ha mai avute a dir la verità.
Eppure s'è trascinato avanti tutta la vita il più grande dei tesori.
L'amore.
L'amore per la bellezza.
L'amore per la bellezza di tutte le cose.
Questo dono ha fatto di me la fonte più importante di tutte le cose. L'essenza stessa delle cose. Del motivo per cui valga la pena di viverle, le cose.
Eppure questo non basta loro.
Loro mi guardano. Loro mi offendono. Pensano che non abbia stoffa. Loro vogliono un'altra stoffa.
Quella che io posseggo, per quanto preziosissima, non basta.
Io vivo di questo. Possiedo poco. Molto poco. Ma è un poco che realmente mi arricchisce.
C'è chi ci vede miseria in tutto ciò.. io penso che la miseria sia il mio tesoro più nascosto.
Forse è l'unica cosa che mi distrae dal lento ed inesorabile scorrere del tempo sulla mia pelle.
Caspar
sabato 6 ottobre 2012
Epistolario Sacro: Uroboro
C'è un qualcosa che mi tormenta l'anima.
Non so cos'è. Né riesco a vederlo.
Eppure mi strugge il cuore. Il petto. Il tronco.
E tutti gli arti annessi.
Prende possesso della vita mia e implode in me ogni speranza.
Ed ogni volontà.
Devo assecondarlo. Devo dargli ascolto. Devo udire la sua voce.
Devo udirne il lamento e il profondo strazio.
Così che Egli allenti lievemente le sue maestose catene..
Non so cos'è. Né riesco a vederlo.
Eppure mi strugge il cuore. Il petto. Il tronco.
E tutti gli arti annessi.
Prende possesso della vita mia e implode in me ogni speranza.
Ed ogni volontà.
Devo assecondarlo. Devo dargli ascolto. Devo udire la sua voce.
Devo udirne il lamento e il profondo strazio.
Così che Egli allenti lievemente le sue maestose catene..
mercoledì 1 agosto 2012
Epistolario Sacro: Gnosis
Io sono per lasciare libero il cervello dalle emozioni. E lasciare le emozioni libere dal cervello.
E far si che questi si incontrino e si bacino da sé, di loro spontanea volontà, senza costrizione alcuna.
Mi trovo quindi a far l'equilibrista, a muovermi con grande attenzione sopra una fune.
Ed anziché il bastone a dar manforte, si inseriscono un insieme di trame e tele accuratamente ben tessute affinché la macchina funambolica regga per tutto il percorso.
E' un gioco al di sopra delle parti.
E' un gioco per le parti.
Egli sa cos'è il giusto e cos'è lo sbagliato.
Egli ben sa che giusto e sbagliato sono termini. Sono cose che non esistono.
Rimangono solo le azioni.
Le azioni e le loro conseguenze.
Rimangono solo i pensieri, che si struggono in gran fretta a trovare ad esse ogni sorta di spiegazione.
Riesco allora a muovermi con estrema libertà.
Il labirinto non sembra più così lugubre e angusto. Sembra parte di un gioco, di un mio diletto.
Di uno spazio in cui vi è Possibilità.
Vi sono innumerevoli possibilità, di colorare, di dipingere, di formare, di creare. Di tessere. Appunto.
Si ribalta completamente ogni visione di ogni cosa.
Se prima era il gioco a far da padrone, adesso sono io che scelgo come e in che modo giocare, quando smettere e quando fermarmi. Posso scegliere anche quando ripartire.
Non mi appiccico, non mi attacco più. Ho deciso di lasciar scivolare tutto, di lasciarlo muoversi in qualsiasi direzione voglia.
Poi ogni tanto riesco a dare un colpetto, una direzione, a limare il senso delle cose, affinché seguano quindi il giusto corso.
Quando arriva il momento esatto allora, capisco che il giusto corso era quello errato. E agisco di conseguenza.
Lascio l'acqua scorrere verso l'uscita a lei più congeniale. E di nuovo comincio a seguirla e costruirle i giusti canali.
E così formo il mio gioco. Così creo il Labirinto.
Il mio labirinto è sempre a porte aperte.
Ritengo sia una questione assai importante.
Lascio sempre entrare e mescolare le acque, penso che ciò faccia bene all'organismo, tenga ben retta la mia fune, tenga ben fresca la linfa vitale.
E' una sorta di purificazione, una pulizia ben accurata ma allo stesso tempo lasciata alle cose.
Lasciata alla Natura.
E' che la Natura a volte è strana, ed anche un po' spietata.
E' che la verità, secondo me, è che la natura non conosce alcuna spietatezza. Essa segue solo e soltanto il proprio corso, senza bene o male. Senza alcuna intenzione. Con la sola intenzione di camminare, di uscire e di muoversi ovunque essa voglia. Di fermarsi. Di non fermarsi mai. Di essere fermata. Di andarsene quando è ora. Lei è la Natura. Lei segue la Natura. E' un processo inarrestabile.
E' un processo semplice e puro, e probabilmente assai atavico.
Ad ogni modo prendo atto della sua natura.
La rispetto e la difendo. La seguo e poi la faccio mia.
Entro in comunione, entro in una sorta di fusione.
Così che io e Lei siamo una cosa sola.
E quando ciò accade tutto segue il proprio corso. Creo la mia fune e comincio a camminare, a muovermi e a far lume la dove l'ombra è più fitta.
Talvolta mi tocca salire, prendere le scale.. ritrovare qualche nuovo lumino in mansarda e poi ripartire.
Il riposo è consentito a tutti del resto, non c'è da stupirsi.
Cerco allora di imitare l'artista circense alla perfezione, conscio del fatto che per lui ogni istante è cruciale, come lo è ogni attenzione e ogni piccolo dettaglio della propria passeggiata.
Egli sa che deve lasciare a se stesso la strada da scegliere.
Egli sa che deve far si che siano i piedi e le gambe in comunione col corpo e la mente a muoversi. Da soli, senza aiuto alcuno.
Egli sa che non deve scegliere la strada. Non la deve immaginare. Non la deve in alcun modo pianificare.
Egli sa che se ciò accade non avrà problemi. Potrà permettersi di compiere persino evoluzioni, al di sopra del lungo pendio.
Egli sa però, che se sceglie di guardare verso il basso, pagherà cara la propria distrazione.
Io cerco allora di chiudere gli occhi e andare avanti respirando l'aria e sentendo il vento sulla pelle. Godendomi il bel sole che irradia il cielo e la natura che accanto mi circonda durante la bella giornata.
Cerco allo stesso modo di godermi la pioggia e le scure nubi che occultano il cielo quando il temporale prende il sopravvento.
Cerco di far si che ogni cosa abbia il suo posto e il proprio spazio in questa traversata.
In modo che tutti gli ingranaggi della grande macchina siano inseriti al loro posto.
Che è inequivocabilmente il posto Giusto.
Detto ciò, penso che tutte queste cose siano allora prive di senso.
Basta spegnersi e cominciare a muoversi. Basta svegliarsi e perseguire l'immobilità.
E con questo, chiudo qui questa mia. Spero che al di là delle Vostre cose il tempo sia bello uguale.
In ogni caso, vi auguro di seguire e allo stesso tempo lasciar scorrere la vostra sete.
Essa sarà la miglior guida che possiate mai avere.
Vi porgo i miei più cari Ossequi
E far si che questi si incontrino e si bacino da sé, di loro spontanea volontà, senza costrizione alcuna.
Mi trovo quindi a far l'equilibrista, a muovermi con grande attenzione sopra una fune.
Ed anziché il bastone a dar manforte, si inseriscono un insieme di trame e tele accuratamente ben tessute affinché la macchina funambolica regga per tutto il percorso.
E' un gioco al di sopra delle parti.
E' un gioco per le parti.
Egli sa cos'è il giusto e cos'è lo sbagliato.
Egli ben sa che giusto e sbagliato sono termini. Sono cose che non esistono.
Rimangono solo le azioni.
Le azioni e le loro conseguenze.
Rimangono solo i pensieri, che si struggono in gran fretta a trovare ad esse ogni sorta di spiegazione.
Riesco allora a muovermi con estrema libertà.
Il labirinto non sembra più così lugubre e angusto. Sembra parte di un gioco, di un mio diletto.
Di uno spazio in cui vi è Possibilità.
Vi sono innumerevoli possibilità, di colorare, di dipingere, di formare, di creare. Di tessere. Appunto.
Si ribalta completamente ogni visione di ogni cosa.
Se prima era il gioco a far da padrone, adesso sono io che scelgo come e in che modo giocare, quando smettere e quando fermarmi. Posso scegliere anche quando ripartire.
Non mi appiccico, non mi attacco più. Ho deciso di lasciar scivolare tutto, di lasciarlo muoversi in qualsiasi direzione voglia.
Poi ogni tanto riesco a dare un colpetto, una direzione, a limare il senso delle cose, affinché seguano quindi il giusto corso.
Quando arriva il momento esatto allora, capisco che il giusto corso era quello errato. E agisco di conseguenza.
Lascio l'acqua scorrere verso l'uscita a lei più congeniale. E di nuovo comincio a seguirla e costruirle i giusti canali.
E così formo il mio gioco. Così creo il Labirinto.
Il mio labirinto è sempre a porte aperte.
Ritengo sia una questione assai importante.
Lascio sempre entrare e mescolare le acque, penso che ciò faccia bene all'organismo, tenga ben retta la mia fune, tenga ben fresca la linfa vitale.
E' una sorta di purificazione, una pulizia ben accurata ma allo stesso tempo lasciata alle cose.
Lasciata alla Natura.
E' che la Natura a volte è strana, ed anche un po' spietata.
E' che la verità, secondo me, è che la natura non conosce alcuna spietatezza. Essa segue solo e soltanto il proprio corso, senza bene o male. Senza alcuna intenzione. Con la sola intenzione di camminare, di uscire e di muoversi ovunque essa voglia. Di fermarsi. Di non fermarsi mai. Di essere fermata. Di andarsene quando è ora. Lei è la Natura. Lei segue la Natura. E' un processo inarrestabile.
E' un processo semplice e puro, e probabilmente assai atavico.
Ad ogni modo prendo atto della sua natura.
La rispetto e la difendo. La seguo e poi la faccio mia.
Entro in comunione, entro in una sorta di fusione.
Così che io e Lei siamo una cosa sola.
E quando ciò accade tutto segue il proprio corso. Creo la mia fune e comincio a camminare, a muovermi e a far lume la dove l'ombra è più fitta.
Talvolta mi tocca salire, prendere le scale.. ritrovare qualche nuovo lumino in mansarda e poi ripartire.
Il riposo è consentito a tutti del resto, non c'è da stupirsi.
Cerco allora di imitare l'artista circense alla perfezione, conscio del fatto che per lui ogni istante è cruciale, come lo è ogni attenzione e ogni piccolo dettaglio della propria passeggiata.
Egli sa che deve lasciare a se stesso la strada da scegliere.
Egli sa che deve far si che siano i piedi e le gambe in comunione col corpo e la mente a muoversi. Da soli, senza aiuto alcuno.
Egli sa che non deve scegliere la strada. Non la deve immaginare. Non la deve in alcun modo pianificare.
Egli sa che se ciò accade non avrà problemi. Potrà permettersi di compiere persino evoluzioni, al di sopra del lungo pendio.
Egli sa però, che se sceglie di guardare verso il basso, pagherà cara la propria distrazione.
Io cerco allora di chiudere gli occhi e andare avanti respirando l'aria e sentendo il vento sulla pelle. Godendomi il bel sole che irradia il cielo e la natura che accanto mi circonda durante la bella giornata.
Cerco allo stesso modo di godermi la pioggia e le scure nubi che occultano il cielo quando il temporale prende il sopravvento.
Cerco di far si che ogni cosa abbia il suo posto e il proprio spazio in questa traversata.
In modo che tutti gli ingranaggi della grande macchina siano inseriti al loro posto.
Che è inequivocabilmente il posto Giusto.
Detto ciò, penso che tutte queste cose siano allora prive di senso.
Basta spegnersi e cominciare a muoversi. Basta svegliarsi e perseguire l'immobilità.
E con questo, chiudo qui questa mia. Spero che al di là delle Vostre cose il tempo sia bello uguale.
In ogni caso, vi auguro di seguire e allo stesso tempo lasciar scorrere la vostra sete.
Essa sarà la miglior guida che possiate mai avere.
Vi porgo i miei più cari Ossequi
Edward
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