"E dunque dimmi mio esimio, perché t'impregni, selettivo, del soffermarti su anime già perdute e arduamente riconducibili alla retta via ogni qualvolta ti si presenti l'occasione di stringer patto col loro stesso diavolo?"
"Poiché i viandanti della via umida sono nient'altro che anime perdute in cerca di un cammino che dia un senso alle loro sorti."
"E del sentiero morale? Cosa dici di coloro che imboccano la via secca?"
"Le anime servili alla morale, esse non mi affascinano poiché scelgono sempre la strada che più di comodo sia esse propizia, di quanto si addica alle apparenze, sia chiaro, né si affannano di dare ad essa un senso proprio, un compenso, magari camuffato, magari derubato ad un qualsiasi mercificante che si sia posto a loro d'innanzi.
Gioisci ordunque per colui che si è perduto, perché anziché assopirsi in un ipnotico letto di fiume che fa di lui corrente, egli s'appresta ad incontrar se stesso, o per lo più a rifuggirlo talvolta, mettendosi sul conto che non é alla vista ch'egli debba scansarsi, ma al sentirne la voce vivace e ardente sbraitare dentro al cuore: se non é vita, se non é vivere la più totale interezza di una vita stessa questo, vorrei ben comprendere cosa quei biechi mercificatori spacciano per vita a tal posto."
"Io di questo non saprei. Non é mio affare e di ciò non mi attengo in verità.
Per me ogni anima é anima unica ed identica alla successiva in merito ad ebbrezza e perdizione nell'oceano celeste."
"Mi allieta l'idea che pure un famiglio del tuo rango possa partorire di tanto in tanto visioni che della più bieca natura fanno il loro manto, ma cui cristallina certezza e verità fanno di esse un vanto."
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venerdì 21 febbraio 2014
mercoledì 21 novembre 2012
Epistolario Sacro: Nigredo
Ci sono parole che pesano come macigni.
Ci sono lame che tagliano come parole.
Tutto quanto è immobile, indissolubile e si fa sempre più soffocante.
Ma è un soffocare audace, totalmente invisibile, scorre lento e profuma di rosa.
Lo percepisci solo dall'alto, senti il suo alito, senti il suo carico, senti come la lama trafigge piano piano il tuo costato.
E non puoi fare altro che restare immobile. Consapevole che se ti sposti, tutto ciò che ti è dovuto reggere con tanta fatica, crolla in un batter d'occhio.. e non ti restano che briciole.
L'anima si ferma, di notte. L'anima, in quei momenti, fa in modo che pure il sole più splendente acquisti il fascino lunare, notturno, della quiete e del lento scorrere delle stelle lungo il cielo scuro.
L'anima riserva da sempre un gran debole per il fascino della notte. Si lascia ammaliare, si lascia conquistare, dalla bellezza di una dama così incantevole, fatta di luccichii e luci impercettibili che acquistano ancor più valore, in un contesto così oscuro.
Ma son luccichii che costano, son luci che pesano, son tesori che feriscono.
Eppure, quando trovi il coraggio e la forza di volgere l'occhio al sole, percepisci tutto il loro valore.
Capisci che tutto ciò che hai speso, tutto il sangue che hai perduto, durante la notte, è valso davvero il brutto prezzo che hai dovuto pagare.
La notte, coi suoi luccichii, rivela tutte le tue paure.
Queste vengono riflesse da ogni stella che abita nel cielo, ed è facile vederle proiettate li sulla luna. Si rispecchiano su di essa e ti si pongono davanti gli occhi, li dove non ti è possibile fuggire.
E la luna è li, che ti osserva e ti mostra ciò di cui hai tanto timore. E' impossibile sfuggirle.
Da qualunque parte osservi il cielo, riesci a scorgerla e con essa tutto ciò che ti porti dentro.
La luna è li. Ti guarda, ma non ti sfiora nemmeno.
E' conscia della propria bellezza e del proprio tesoro.
E non è mai disposta a cedere il passo.
Resta li, immobile, così che tu possa sempre osservarla, ma non cede mai a lusinga, non allunga mai carezza, non tende mai una mano.
Lei è li, per svolgere il suo ruolo, per assolvere il proprio compito.
E resti dunque disarmato. Resti solo, sconfitto e inginocchiato al suo cospetto.
Resti ammaliato dalla verità che si presenta con ardore e con gran zelo.
E non puoi far altro che seguire il tuo corso. A nulla vale ogni tua piccola reazione.
Devi scegliere e seguire il tuo sguardo. Non c'è altro.
La notte ruba il fiato, come un'ondina che pende all'amo e porta con se ogni tua certezza.
Ti lascia nel suo spargersi infinito, di un mondo fatto di tante bellezze inafferrabili.
Lei è la tua prigione, ma di una prigionia seducente.
La notte giunge avvolgente, e io non posso far altro che assolvere al mio dovere.
Muovo il passo e falcio ogni desiderio.
Ci sono lame che tagliano come parole.
Tutto quanto è immobile, indissolubile e si fa sempre più soffocante.
Ma è un soffocare audace, totalmente invisibile, scorre lento e profuma di rosa.
Lo percepisci solo dall'alto, senti il suo alito, senti il suo carico, senti come la lama trafigge piano piano il tuo costato.
E non puoi fare altro che restare immobile. Consapevole che se ti sposti, tutto ciò che ti è dovuto reggere con tanta fatica, crolla in un batter d'occhio.. e non ti restano che briciole.
L'anima si ferma, di notte. L'anima, in quei momenti, fa in modo che pure il sole più splendente acquisti il fascino lunare, notturno, della quiete e del lento scorrere delle stelle lungo il cielo scuro.
L'anima riserva da sempre un gran debole per il fascino della notte. Si lascia ammaliare, si lascia conquistare, dalla bellezza di una dama così incantevole, fatta di luccichii e luci impercettibili che acquistano ancor più valore, in un contesto così oscuro.
Ma son luccichii che costano, son luci che pesano, son tesori che feriscono.
Eppure, quando trovi il coraggio e la forza di volgere l'occhio al sole, percepisci tutto il loro valore.
Capisci che tutto ciò che hai speso, tutto il sangue che hai perduto, durante la notte, è valso davvero il brutto prezzo che hai dovuto pagare.
La notte, coi suoi luccichii, rivela tutte le tue paure.
Queste vengono riflesse da ogni stella che abita nel cielo, ed è facile vederle proiettate li sulla luna. Si rispecchiano su di essa e ti si pongono davanti gli occhi, li dove non ti è possibile fuggire.
E la luna è li, che ti osserva e ti mostra ciò di cui hai tanto timore. E' impossibile sfuggirle.
Da qualunque parte osservi il cielo, riesci a scorgerla e con essa tutto ciò che ti porti dentro.
La luna è li. Ti guarda, ma non ti sfiora nemmeno.
E' conscia della propria bellezza e del proprio tesoro.
E non è mai disposta a cedere il passo.
Resta li, immobile, così che tu possa sempre osservarla, ma non cede mai a lusinga, non allunga mai carezza, non tende mai una mano.
Lei è li, per svolgere il suo ruolo, per assolvere il proprio compito.
E resti dunque disarmato. Resti solo, sconfitto e inginocchiato al suo cospetto.
Resti ammaliato dalla verità che si presenta con ardore e con gran zelo.
E non puoi far altro che seguire il tuo corso. A nulla vale ogni tua piccola reazione.
Devi scegliere e seguire il tuo sguardo. Non c'è altro.
La notte ruba il fiato, come un'ondina che pende all'amo e porta con se ogni tua certezza.
Ti lascia nel suo spargersi infinito, di un mondo fatto di tante bellezze inafferrabili.
Lei è la tua prigione, ma di una prigionia seducente.
La notte giunge avvolgente, e io non posso far altro che assolvere al mio dovere.
Muovo il passo e falcio ogni desiderio.
domenica 4 novembre 2012
Coro degli Angeli: Il Vecchio
"Te ne stai tutto il tempo lì rantolante a fissare sempre lo stesso paesaggio da quella maledetta finestra!
Quand'è che ti deciderai ad uscire, a prendere una vera boccata d'aria, per una buona volta?"
"..Io?... Io.. non sono fatto per queste cose..."
"Vedi? Continui a prendere in giro te stesso. Dormi. Continui a dormire ad occhi aperti e neanche te ne accorgi!"
"Sono ormai vecchio. Forse è il giusto sonno che mi spetta. Forse è il giusto sonno che finalmente attendo."
"Vecchio? Ah ah! La tua vecchiaia è ingegnosa.. reduce di quanto esalino le tue paure!
Per te è tutto un gioco. Non fai altro che prendere in giro te stesso e ne trai puro godimento.
Nel lamentartene però. E' un gioco di parti. Non lo vedi?
Sei tu che ti tormenti!"
"Parti?... Quali?... Quali parti?
Io... Io sono.. No. Sono solo stanco. Devo sedermi."
"Beh dormi. Dormi vecchiaccio. Quasi mi vergogno di una cosi stretta parentela.
Sappi però, prima che ti si presenti il tuo sonnellino... te lo voglio rovinare:
sei un vecchio cialtrone! ..ecco cosa sei.
Non dovrei esser io a dirti questo. Lo sai. Potrei chiamarlo. Potrei chiamare lui. Il padrone."
"Padrone!??!... NO! Il padrone no. Sta buono giovine rampollo! Pensa alle tue fatiche. Pensa ai tuoi mestieri.
Non intaccare la mia vita già dolente di per sé! Non è tuo compito. Pensa alle tue faccende.. che a me.... a me.. a me ci bado io..."
"Tu? Badare a te stesso? Ah ah! Potrei ridere un giorno intero su quanto affermi.
E' proprio questo il tuo diletto. Il non voler mai badare a te stesso. Hai raggiunto una certa età, è innegabile. Ma hai trascorso una vita intera attendendo la vecchiaia come fosse il più grande dono della tua esistenza.. questo lo so. Mel ha detto mio padre.
E adesso? Adesso che ti vedo, adesso che il tuo grande momento è giunto.. cosa fai?
Piangi.
E se non riesci a sopportare le tue lacrime tutto il giorno, allora vai a dormire. E dormi, dormi sonni davvero profondi, ricchi di sogni e sfumature che quasi cancellano la tua realtà.
E' questo vivere?
Io non voglio più emetter giudizio. Credo sia stancante persino per una testa così attiva come la mia.
Penso che starò davvero attento ai MIEI di affari! Quelli si che sono davvero importanti. Quelli si, che sono reali.
Ti lascerò così. Nella tua pace, nella tua tanto amata e agognante quiete. Nel tuo sguazzare in questo profondo dolore..
Un dolore di un vecchio, un vecchio che di vecchiaia vuol perire.
Un vecchio che ha sempre voluto esser vecchio.. furbo! Convinto che questa scappatoia potesse alleviargli il fardello donato dal pensiero della morte.. ma stolto nel non rendersi conto che questa lunga esperienza onirica gli stesse privando ogni singolo istante fatto per vivere la realtà.
E' questo che tu vuoi?
Bene. Fa pure. Io corro a sentire l'odore dei campi e delle belle donne.
Notte vecchiaccio"
"Non riesci mai a capire, giovincello... il peso.. il peso dell'esistenza.. il peso.. quello m'appartiene.
Quello occupa le mie ore.. non riesci proprio a capire."
Quand'è che ti deciderai ad uscire, a prendere una vera boccata d'aria, per una buona volta?"
"..Io?... Io.. non sono fatto per queste cose..."
"Vedi? Continui a prendere in giro te stesso. Dormi. Continui a dormire ad occhi aperti e neanche te ne accorgi!"
"Sono ormai vecchio. Forse è il giusto sonno che mi spetta. Forse è il giusto sonno che finalmente attendo."
"Vecchio? Ah ah! La tua vecchiaia è ingegnosa.. reduce di quanto esalino le tue paure!
Per te è tutto un gioco. Non fai altro che prendere in giro te stesso e ne trai puro godimento.
Nel lamentartene però. E' un gioco di parti. Non lo vedi?
Sei tu che ti tormenti!"
"Parti?... Quali?... Quali parti?
Io... Io sono.. No. Sono solo stanco. Devo sedermi."
"Beh dormi. Dormi vecchiaccio. Quasi mi vergogno di una cosi stretta parentela.
Sappi però, prima che ti si presenti il tuo sonnellino... te lo voglio rovinare:
sei un vecchio cialtrone! ..ecco cosa sei.
Non dovrei esser io a dirti questo. Lo sai. Potrei chiamarlo. Potrei chiamare lui. Il padrone."
"Padrone!??!... NO! Il padrone no. Sta buono giovine rampollo! Pensa alle tue fatiche. Pensa ai tuoi mestieri.
Non intaccare la mia vita già dolente di per sé! Non è tuo compito. Pensa alle tue faccende.. che a me.... a me.. a me ci bado io..."
"Tu? Badare a te stesso? Ah ah! Potrei ridere un giorno intero su quanto affermi.
E' proprio questo il tuo diletto. Il non voler mai badare a te stesso. Hai raggiunto una certa età, è innegabile. Ma hai trascorso una vita intera attendendo la vecchiaia come fosse il più grande dono della tua esistenza.. questo lo so. Mel ha detto mio padre.
E adesso? Adesso che ti vedo, adesso che il tuo grande momento è giunto.. cosa fai?
Piangi.
E se non riesci a sopportare le tue lacrime tutto il giorno, allora vai a dormire. E dormi, dormi sonni davvero profondi, ricchi di sogni e sfumature che quasi cancellano la tua realtà.
E' questo vivere?
Io non voglio più emetter giudizio. Credo sia stancante persino per una testa così attiva come la mia.
Penso che starò davvero attento ai MIEI di affari! Quelli si che sono davvero importanti. Quelli si, che sono reali.
Ti lascerò così. Nella tua pace, nella tua tanto amata e agognante quiete. Nel tuo sguazzare in questo profondo dolore..
Un dolore di un vecchio, un vecchio che di vecchiaia vuol perire.
Un vecchio che ha sempre voluto esser vecchio.. furbo! Convinto che questa scappatoia potesse alleviargli il fardello donato dal pensiero della morte.. ma stolto nel non rendersi conto che questa lunga esperienza onirica gli stesse privando ogni singolo istante fatto per vivere la realtà.
E' questo che tu vuoi?
Bene. Fa pure. Io corro a sentire l'odore dei campi e delle belle donne.
Notte vecchiaccio"
"Non riesci mai a capire, giovincello... il peso.. il peso dell'esistenza.. il peso.. quello m'appartiene.
Quello occupa le mie ore.. non riesci proprio a capire."
domenica 14 ottobre 2012
Coro degli Angeli: L'Oscuro Signore
"..non la guarderò negli
occhi quando sarà il momento di ucciderla.."
"Usi dei trucchi puerili e
meschini per mistificare la tua realtà."
"A volte è necessario farsi
gioco delle situazioni e valutare i giusti compromessi per compiere ciò che va
fatto."
"E tu? Tu chi sei? Chi sarai
mai?
"Sono la voce dello spirito
che si aggira tra i labirinti di questa oscura dimora.
"Ogni luogo è la mia casa
qui dentro. Non vi è sorte di cui io non sia partecipe, sebbene ciò avvenga di
rado."
"E’ qui che la tua potenza è
fallace!
"Taccio adesso. Poiché è mia
riserva. Non è più il momento in cui dar forma alla mia pietra."
"Si beh, spegniti!"
"Riesco quasi a scorgere il
tuo volto adesso...." (va via)
"Sporco sbruffone di uno
spirito! E' ora che la tua presunzione sia punita dai tuoi stessi crimini!
"Non riesco mai a vederti!
Non so di che colore splende la tua luce!
"Ammiro, apprezzo il tuo
coraggio, dato che si tratta di una dote rara e ben nascosta.. in quelli come
te..
E ciò è il dono di cui ti devi
far premio.
"La mia vita è povera
d'ingegni, ma intensa di piaceri.
mercoledì 12 settembre 2012
Epistolario Sacro: Sacrum Facere
Volevo solo dipingermi di una vita sognante, dettata dalla fantasia e dal mio mondo interiore.
La vita reale non mi piace.
Mi da ancora, ogni volta, quel senso di disgusto.
Lo sento... è sempre li, anche quando le cose vanno bene..
Aleggia nel sottosuolo.
Tutto il mio amare nasce in fondo da una rinuncia alla vita.
Si nutre di infiniti attimi e paesaggi pittorici, sfondi armoniosi e fiumi dal luccichio celestiale.
E invece ho scelto la vita reale. Ancora una volta.
Ho deciso di confrontarmici ancora una volta. Di vedere e capire per l'ennesima volta cosa può darmi. Dove mi può portare.
Ho deciso di confrontarmici ancora una volta. Di vedere e capire per l'ennesima volta cosa può darmi. Dove mi può portare.
La vita reale non mi piace.
Mi da ancora, ogni volta, quel senso di disgusto.
Lo sento... è sempre li, anche quando le cose vanno bene..
Aleggia nel sottosuolo.
Tutto il mio amare nasce in fondo da una rinuncia alla vita.
Si nutre di infiniti attimi e paesaggi pittorici, sfondi armoniosi e fiumi dal luccichio celestiale.
Sono tutte cose che la vita reale non offre, molto spesso.
E quando li offre sono sempre di un intensità tale.. che io non riesco neanche a vederli.
E quando li offre sono sempre di un intensità tale.. che io non riesco neanche a vederli.
Riesco però sempre a fiutarli.
Solo che, quando accade, capisco dopo che la mia fiamma arde per una veste che puntualmente ogni volta ci ricucio sopra.
E' in fondo una mia veste.
Amo sempre e solo me.
Beh, mi ci perdo allora.
Perché è l'unica veste che mi calza a pennello.
E' l'unica veste che riesce a coprirmi dal freddo gelido che deriva da tutti gli altri momenti.
Perché è l'unica veste che mi calza a pennello.
E' l'unica veste che riesce a coprirmi dal freddo gelido che deriva da tutti gli altri momenti.
Senza di essa, rinuncio alla mia fame di vita. Rinuncio ad astenermi dalla vita. Muoio vivendo.
Volevo dipingermi di astratti abiti, e invece ho scelto te.
Volevo dormire e sognare, e invece tengo l'occhio sbarrato e proiettato sulla realtà che mi circonda.
Volevo perdermi in racconti di cui solo io fossi narratore, e invece scelgo che la realtà mi racconti delle sue intense fiabe.
Ho scelto di vivere e di viverti. Ho scelto di creare e vagabondare partendo da te.
Il mio cuore si fa grande e accoglie l'offerta del tuo mondo battagliero.
Della sua veste si distoglie e la poggia allora sulle tue spalle.
Del suo calore si fa forza e lo dona ad ogni tua lacrima dispersa.
Lui si perde qui. Affinché ogni suo battere sia degno della sua giusta causa.
..e qui mi accorgo che delle volte la realtà stessa ti concede i suoi tesori in lettere disperse nelle strade più intricate. Sembra impossibile a crederci, né la logica ne risponde, eppure ella sa perfettamente quando è bene consegnarti il proprio messaggio e in che luogo e preciso istante sarai tu li a ritrovarlo..
..giù. A terra.
..giù. A terra.
Jerome
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mercoledì 1 agosto 2012
Epistolario Sacro: Gnosis
Io sono per lasciare libero il cervello dalle emozioni. E lasciare le emozioni libere dal cervello.
E far si che questi si incontrino e si bacino da sé, di loro spontanea volontà, senza costrizione alcuna.
Mi trovo quindi a far l'equilibrista, a muovermi con grande attenzione sopra una fune.
Ed anziché il bastone a dar manforte, si inseriscono un insieme di trame e tele accuratamente ben tessute affinché la macchina funambolica regga per tutto il percorso.
E' un gioco al di sopra delle parti.
E' un gioco per le parti.
Egli sa cos'è il giusto e cos'è lo sbagliato.
Egli ben sa che giusto e sbagliato sono termini. Sono cose che non esistono.
Rimangono solo le azioni.
Le azioni e le loro conseguenze.
Rimangono solo i pensieri, che si struggono in gran fretta a trovare ad esse ogni sorta di spiegazione.
Riesco allora a muovermi con estrema libertà.
Il labirinto non sembra più così lugubre e angusto. Sembra parte di un gioco, di un mio diletto.
Di uno spazio in cui vi è Possibilità.
Vi sono innumerevoli possibilità, di colorare, di dipingere, di formare, di creare. Di tessere. Appunto.
Si ribalta completamente ogni visione di ogni cosa.
Se prima era il gioco a far da padrone, adesso sono io che scelgo come e in che modo giocare, quando smettere e quando fermarmi. Posso scegliere anche quando ripartire.
Non mi appiccico, non mi attacco più. Ho deciso di lasciar scivolare tutto, di lasciarlo muoversi in qualsiasi direzione voglia.
Poi ogni tanto riesco a dare un colpetto, una direzione, a limare il senso delle cose, affinché seguano quindi il giusto corso.
Quando arriva il momento esatto allora, capisco che il giusto corso era quello errato. E agisco di conseguenza.
Lascio l'acqua scorrere verso l'uscita a lei più congeniale. E di nuovo comincio a seguirla e costruirle i giusti canali.
E così formo il mio gioco. Così creo il Labirinto.
Il mio labirinto è sempre a porte aperte.
Ritengo sia una questione assai importante.
Lascio sempre entrare e mescolare le acque, penso che ciò faccia bene all'organismo, tenga ben retta la mia fune, tenga ben fresca la linfa vitale.
E' una sorta di purificazione, una pulizia ben accurata ma allo stesso tempo lasciata alle cose.
Lasciata alla Natura.
E' che la Natura a volte è strana, ed anche un po' spietata.
E' che la verità, secondo me, è che la natura non conosce alcuna spietatezza. Essa segue solo e soltanto il proprio corso, senza bene o male. Senza alcuna intenzione. Con la sola intenzione di camminare, di uscire e di muoversi ovunque essa voglia. Di fermarsi. Di non fermarsi mai. Di essere fermata. Di andarsene quando è ora. Lei è la Natura. Lei segue la Natura. E' un processo inarrestabile.
E' un processo semplice e puro, e probabilmente assai atavico.
Ad ogni modo prendo atto della sua natura.
La rispetto e la difendo. La seguo e poi la faccio mia.
Entro in comunione, entro in una sorta di fusione.
Così che io e Lei siamo una cosa sola.
E quando ciò accade tutto segue il proprio corso. Creo la mia fune e comincio a camminare, a muovermi e a far lume la dove l'ombra è più fitta.
Talvolta mi tocca salire, prendere le scale.. ritrovare qualche nuovo lumino in mansarda e poi ripartire.
Il riposo è consentito a tutti del resto, non c'è da stupirsi.
Cerco allora di imitare l'artista circense alla perfezione, conscio del fatto che per lui ogni istante è cruciale, come lo è ogni attenzione e ogni piccolo dettaglio della propria passeggiata.
Egli sa che deve lasciare a se stesso la strada da scegliere.
Egli sa che deve far si che siano i piedi e le gambe in comunione col corpo e la mente a muoversi. Da soli, senza aiuto alcuno.
Egli sa che non deve scegliere la strada. Non la deve immaginare. Non la deve in alcun modo pianificare.
Egli sa che se ciò accade non avrà problemi. Potrà permettersi di compiere persino evoluzioni, al di sopra del lungo pendio.
Egli sa però, che se sceglie di guardare verso il basso, pagherà cara la propria distrazione.
Io cerco allora di chiudere gli occhi e andare avanti respirando l'aria e sentendo il vento sulla pelle. Godendomi il bel sole che irradia il cielo e la natura che accanto mi circonda durante la bella giornata.
Cerco allo stesso modo di godermi la pioggia e le scure nubi che occultano il cielo quando il temporale prende il sopravvento.
Cerco di far si che ogni cosa abbia il suo posto e il proprio spazio in questa traversata.
In modo che tutti gli ingranaggi della grande macchina siano inseriti al loro posto.
Che è inequivocabilmente il posto Giusto.
Detto ciò, penso che tutte queste cose siano allora prive di senso.
Basta spegnersi e cominciare a muoversi. Basta svegliarsi e perseguire l'immobilità.
E con questo, chiudo qui questa mia. Spero che al di là delle Vostre cose il tempo sia bello uguale.
In ogni caso, vi auguro di seguire e allo stesso tempo lasciar scorrere la vostra sete.
Essa sarà la miglior guida che possiate mai avere.
Vi porgo i miei più cari Ossequi
E far si che questi si incontrino e si bacino da sé, di loro spontanea volontà, senza costrizione alcuna.
Mi trovo quindi a far l'equilibrista, a muovermi con grande attenzione sopra una fune.
Ed anziché il bastone a dar manforte, si inseriscono un insieme di trame e tele accuratamente ben tessute affinché la macchina funambolica regga per tutto il percorso.
E' un gioco al di sopra delle parti.
E' un gioco per le parti.
Egli sa cos'è il giusto e cos'è lo sbagliato.
Egli ben sa che giusto e sbagliato sono termini. Sono cose che non esistono.
Rimangono solo le azioni.
Le azioni e le loro conseguenze.
Rimangono solo i pensieri, che si struggono in gran fretta a trovare ad esse ogni sorta di spiegazione.
Riesco allora a muovermi con estrema libertà.
Il labirinto non sembra più così lugubre e angusto. Sembra parte di un gioco, di un mio diletto.
Di uno spazio in cui vi è Possibilità.
Vi sono innumerevoli possibilità, di colorare, di dipingere, di formare, di creare. Di tessere. Appunto.
Si ribalta completamente ogni visione di ogni cosa.
Se prima era il gioco a far da padrone, adesso sono io che scelgo come e in che modo giocare, quando smettere e quando fermarmi. Posso scegliere anche quando ripartire.
Non mi appiccico, non mi attacco più. Ho deciso di lasciar scivolare tutto, di lasciarlo muoversi in qualsiasi direzione voglia.
Poi ogni tanto riesco a dare un colpetto, una direzione, a limare il senso delle cose, affinché seguano quindi il giusto corso.
Quando arriva il momento esatto allora, capisco che il giusto corso era quello errato. E agisco di conseguenza.
Lascio l'acqua scorrere verso l'uscita a lei più congeniale. E di nuovo comincio a seguirla e costruirle i giusti canali.
E così formo il mio gioco. Così creo il Labirinto.
Il mio labirinto è sempre a porte aperte.
Ritengo sia una questione assai importante.
Lascio sempre entrare e mescolare le acque, penso che ciò faccia bene all'organismo, tenga ben retta la mia fune, tenga ben fresca la linfa vitale.
E' una sorta di purificazione, una pulizia ben accurata ma allo stesso tempo lasciata alle cose.
Lasciata alla Natura.
E' che la Natura a volte è strana, ed anche un po' spietata.
E' che la verità, secondo me, è che la natura non conosce alcuna spietatezza. Essa segue solo e soltanto il proprio corso, senza bene o male. Senza alcuna intenzione. Con la sola intenzione di camminare, di uscire e di muoversi ovunque essa voglia. Di fermarsi. Di non fermarsi mai. Di essere fermata. Di andarsene quando è ora. Lei è la Natura. Lei segue la Natura. E' un processo inarrestabile.
E' un processo semplice e puro, e probabilmente assai atavico.
Ad ogni modo prendo atto della sua natura.
La rispetto e la difendo. La seguo e poi la faccio mia.
Entro in comunione, entro in una sorta di fusione.
Così che io e Lei siamo una cosa sola.
E quando ciò accade tutto segue il proprio corso. Creo la mia fune e comincio a camminare, a muovermi e a far lume la dove l'ombra è più fitta.
Talvolta mi tocca salire, prendere le scale.. ritrovare qualche nuovo lumino in mansarda e poi ripartire.
Il riposo è consentito a tutti del resto, non c'è da stupirsi.
Cerco allora di imitare l'artista circense alla perfezione, conscio del fatto che per lui ogni istante è cruciale, come lo è ogni attenzione e ogni piccolo dettaglio della propria passeggiata.
Egli sa che deve lasciare a se stesso la strada da scegliere.
Egli sa che deve far si che siano i piedi e le gambe in comunione col corpo e la mente a muoversi. Da soli, senza aiuto alcuno.
Egli sa che non deve scegliere la strada. Non la deve immaginare. Non la deve in alcun modo pianificare.
Egli sa che se ciò accade non avrà problemi. Potrà permettersi di compiere persino evoluzioni, al di sopra del lungo pendio.
Egli sa però, che se sceglie di guardare verso il basso, pagherà cara la propria distrazione.
Io cerco allora di chiudere gli occhi e andare avanti respirando l'aria e sentendo il vento sulla pelle. Godendomi il bel sole che irradia il cielo e la natura che accanto mi circonda durante la bella giornata.
Cerco allo stesso modo di godermi la pioggia e le scure nubi che occultano il cielo quando il temporale prende il sopravvento.
Cerco di far si che ogni cosa abbia il suo posto e il proprio spazio in questa traversata.
In modo che tutti gli ingranaggi della grande macchina siano inseriti al loro posto.
Che è inequivocabilmente il posto Giusto.
Detto ciò, penso che tutte queste cose siano allora prive di senso.
Basta spegnersi e cominciare a muoversi. Basta svegliarsi e perseguire l'immobilità.
E con questo, chiudo qui questa mia. Spero che al di là delle Vostre cose il tempo sia bello uguale.
In ogni caso, vi auguro di seguire e allo stesso tempo lasciar scorrere la vostra sete.
Essa sarà la miglior guida che possiate mai avere.
Vi porgo i miei più cari Ossequi
Edward
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