domenica 2 settembre 2012

Epistolario Sacro: ὄνειρος

Ci sono ore in cui passi tutto il tempo ad immergerti in una sfera colma di sentimenti e guardi scendere ognuno di essi come un fiocco, un fiocco di neve.
Quando li guardi, essi sembrano riportarti alla mente una per una tutte le sensazioni passate, che vengono innescate o rievocate da ogni fiocco calante, e con estrema precisione e dettaglio.
Queste sensazioni sono però spesso ricche di nuovi dettagli, che magari prima non esistevano.

E' per questo che il tempo sembra lì non scorrer mai, e perché, in realtà, nel tempo reale, tu riesci ad immedesimarti per ore e perderti e non rendertene conto.
Perché il tempo lì non esiste. Sei tu a governarlo, sei tu a crearlo, sei tu a mescolarlo come vuoi.
Il tempo lì non è più quella grossa chimera che governa ogni tuo singolo istante. Non ci sono piani, previsioni, ansie o azioni da compiere e rispettare.
Puoi restare lì, immobile e inerte, a rispecchiarti e immedesimarti in ogni piccolo dettaglio, in ogni spigolo ed ogni angolo che le visioni di case, strade o vallate infinite ti presentano ogni volta.
Puoi restare lì a godere voluttuosamente e con gran gioia di ogni bella azione compiuta e vissuta che ti si presenta davanti, e sopprimere e rimescolare invece tutte quelle azioni in cui magari non ti sei sentito all'altezza.
Puoi restare lì talvolta, anche a godere e sguazzare nel fango, come un masochista, di tutto ciò che di terribile e meschino la vita ti ha posto dinnanzi. 
Tutto è permesso. E' permesso dunque creare e ricreare scene di vita vissute. Mescolarle allora con la fantasia, con i desideri, con i propri sogni.
E' possibile collocarli in epoche lontane o più recenti, e magari aggiungere variopinte e contrastanti sfumature che il mondo reale certe volte non ti permette. O se magari te lo permette, sei molto spesso tu a non rendertene conto.

La mia saggezza mi inganna e ogni tanto borbotta. Non mi permette di fingere così a lungo con me stesso.

Eppure quando mi immergo in questo mondo fatato, è lì.. è lì che la vedo finalmente scomparire. E con sé porta via ogni sorta di preoccupazione.
Le mie scene dunque si creano e si colorano, e si riempiono inoltre di sentimenti veri e intensi. E spesso riesco anche a reindirizzarli, ad alimentarli o svuotarli a seconda di ciò che avviene.
Vedo una sfera e vi creo un universo. Ma stavolta mi sento io il creatore di ogni dettaglio, e nulla mi pesa in quanto responsabile dell'artifizio. Sono il bene e sono il male. Sono l'eroe e lo sconfitto. Ma sono anche la vittima se voglio.
Vedo una sfera e vi vedo un universo già creato, prima di qualsiasi mia mossa. E' già pieno di dettagli ed immagini ben definite. Tutte create e ricreate da ciò che la mia vita mi ha permesso di avere. E anche, certamente, da ciò che mi ha tolto.
C'è tutto. Ci sono lettere, amori, esperienze fatte da bambino, cose su cui ho sbagliato e cose da cui ho imparato. Cose a cui mi sono legato e cose che sono andate via.
Vedo allora una sfera e vi immergo il mio universo creato, miscelandolo con quella serie di avventure già esistenti.
E allora mi siedo.
Mi siedo lì in un angolo a caso. Prendo una sedia ben salda e mi godo il panorama.
Poi decido invece di alzarmi, prendo la sedia e la porto con me.
Scelgo un nuovo angolo e.. allora mi risiedo nuovamente e aguzzo la vista. Mi perdo quindi nel sublime di ciò che vi è dinanzi agli occhi. E lascio che questi mi attraversi, completamente, tanto da farmi perdere la concezione di quel tempo già dannato e tiranno.
Sposto ancora la mia sedia e decido di stendermi semplicemente sull'erba, o sulla strada, o sul mio giaciglio.. su qualsiasi cosa io abbia creato sotto i miei piedi. Su qualsiasi cosa il mio animo necessiti in quel momento, per godersi il giusto riposo, per far godere la mia vista, per far godere tutto il mio corpo, direttamente a contatto con quella terra così speciale.

E partono qui le immagini, partono le parole e partono i sogni. Tutto si dipinge da se. 
Partono fiumi di ricordi e sensazioni, di luoghi già conosciuti che eppure appaiono così nuovi e con diverse illuminazioni.
E' qui che si formano case, lunghe "trazzere", animali di ogni sorta, vie e strade percorse da mezzi e persone. Qui si formano luoghi ben definiti e altri spesso soltanto sognati. Qui vedo angoli in cui ho versato lacrime, vedo spiazzi in cui ho gioito dell'aria fresca e della gente, vedo volti di cui non ho mai dimenticato gli sguardi. Qui vedo dei posti. Vedo i miei posti. Vedo i posti che nella mia mente richiamano trame ben precise, pregne di emozioni e momenti che non si possono cancellare e che hanno ancora con sé quell'aria magica e rarefatta che li contraddistingue per l'intensità e la particolarità che vi si è impressa.
Qui scorrono i fiumi che hanno caratterizzato la mia vita, che l'hanno arricchita di sogni e speranze e di altre nuove sensazioni da voler sperimentare.

E questi fiumi vedono poi la loro intensa foce in cascate di parole e racconti leggendari, in cui ogni personaggio o luogo del racconto ha una storia a sé, e un forte legame, pari all'affetto che da un padre al proprio figlio.
E questi racconti proseguono a lungo, per tutto il tempo. Si snodano senza difficoltà e riempiono intere pagine di libri che descriveranno poi la storia di chi siamo e cosa ci distingue.
Questi racconti durano ore e si rinnovano tutti i giorni. Ogni giorno un posto della sfera può avere queste peculiarità, questi personaggi, queste vicende. Il giorno dopo ne riacquista magicamente altre.
E ogni volta che io ritorno a guardare la sfera, tutto ciò che porto con me, delle mie esperienze vissute, non fa altro che rimescolarsi con gli universi già creati dai miei affetti precedenti.

E' come se ad un certo punto, avendo preso appunto di ogni dettaglio delle immagini nella mia sfera, decidessi di scuoterla per bene e godere e immaginare del paesaggio tutto nuovo che si forma grazie alla neve che scende anche stavolta.

E' proprio una bella sensazione. Mi rende libero. 


Io mi sento oramai vecchio per la vita. Preferisco viverla dall'esterno, stare li a guardare da attento spettatore. Non è più tempo per me di muovere i miei muscoli atrofizzati. E ho deciso di accettare serenamente il mio modo di essere. 

Per questo la libertà mi è possibile solo quando mi immergo completamente in quel mondo fatto di bolle d'aria e fiocchi di neve.. perché riesco lì a ritrovare la padronanza completa del mio corpo. Perché riesco lì a ritrovare la padronanza completa di ciò che mi circonda.

Perché lì.. il mio corpo e il mio animo diventano un tutto con ciò che mi circonda.


Ma adesso è tardi e la notte mi chiama al suo mondo onirico. E' meglio che vada.

Scelgo l'ultima volta di agitare questo Duomo. Chissà che non mi richiamerà alla mente qualche antica favola prima di dormire.


Vi auguro una buona notte.

Caspar

venerdì 31 agosto 2012

La Filastrocca IlluminAnte

E' senza dubbio interessante,
E' oltremodo affascinante,
E' in molti aspetti accattivante.

Di una postura aggraziante,
Di un sorriso smagliante,
Di un'espressione sempre mutante,

Presenta ogni suo aspetto in modo brillante.

La sua camminata è ancheggiante,
La sua risata è squillante,
La sua domanda è sempre costante.

E l'intelligenza è abbondante,
E l'interna vastità dominante,
E l''intraprendenza un po' carente,


Eppure il foco del suo animo è perennemente conquistante.

Per se stessa è spasimante,
Per la sua mente è assoggettante,
Per il suo mondo è navigante.

Ma dalla vecchiaia va scagionante,
Ma dal solipsismo è emancipante,
Ma della fiducia è assai scrutante,

E in equilibrio s'improvvisa vagante.

Col piccolo passo si muove costante,
Con una piccola torcia fa luce trionfante,
Con l'occhio oscurato sfida il pericolo arrembante.

Il grande conforto giunge allora appagante,
Il grande coraggio riempie il cuore pulsante,
Il grande obiettivo compie infine festante,

E con piena completezza avviene il processo sublimante.

E' Importante.




mercoledì 1 agosto 2012

Epistolario Sacro: Gnosis

Io sono per lasciare libero il cervello dalle emozioni. E lasciare le emozioni libere dal cervello.
E far si che questi si incontrino e si bacino da sé, di loro spontanea volontà, senza costrizione alcuna.

Mi trovo quindi a far l'equilibrista, a muovermi con grande attenzione sopra una fune.
Ed anziché il bastone a dar manforte, si inseriscono un insieme di trame e tele accuratamente ben tessute affinché la macchina funambolica regga per tutto il percorso.
E' un gioco al di sopra delle parti.
E' un gioco per le parti.
Egli sa cos'è il giusto e cos'è lo sbagliato.
Egli ben sa che giusto e sbagliato sono termini. Sono cose che non esistono.
Rimangono solo le azioni.
Le azioni e le loro conseguenze.
Rimangono solo i pensieri, che si struggono in gran fretta a trovare ad esse ogni sorta di spiegazione.

Riesco allora a muovermi con estrema libertà.
Il labirinto non sembra più così lugubre e angusto. Sembra parte di un gioco, di un mio diletto.
Di uno spazio in cui vi è Possibilità.
Vi sono innumerevoli possibilità, di colorare, di dipingere, di formare, di creare. Di tessere. Appunto.
Si ribalta completamente ogni visione di ogni cosa.
Se prima era il gioco a far da padrone, adesso sono io che scelgo come e in che modo giocare, quando smettere e quando fermarmi. Posso scegliere anche quando ripartire.
Non mi appiccico, non mi attacco più. Ho deciso di lasciar scivolare tutto, di lasciarlo muoversi in qualsiasi direzione voglia.
Poi ogni tanto riesco a dare un colpetto, una direzione, a limare il senso delle cose, affinché seguano quindi il giusto corso.
Quando arriva il momento esatto allora, capisco che il giusto corso era quello errato. E agisco di conseguenza.
Lascio l'acqua scorrere verso l'uscita a lei più congeniale. E di nuovo comincio a seguirla e costruirle i giusti canali.
E così formo il mio gioco. Così creo il Labirinto.

Il mio labirinto è sempre a porte aperte.
Ritengo sia una questione assai importante.
Lascio sempre entrare e mescolare le acque, penso che ciò faccia bene all'organismo, tenga ben retta la mia fune, tenga ben fresca la linfa vitale.
E' una sorta di purificazione, una pulizia ben accurata ma allo stesso tempo lasciata alle cose.
Lasciata alla Natura.
E' che la Natura a volte è strana, ed anche un po' spietata.
E' che la verità, secondo me, è che la natura non conosce alcuna spietatezza. Essa segue solo e soltanto il proprio corso, senza bene o male. Senza alcuna intenzione. Con la sola intenzione di camminare, di uscire e di muoversi ovunque essa voglia. Di fermarsi. Di non fermarsi mai. Di essere fermata. Di andarsene quando è ora. Lei è la Natura. Lei segue la Natura. E' un processo inarrestabile.
E' un processo semplice e puro, e probabilmente assai atavico.
Ad ogni modo prendo atto della sua natura.
La rispetto e la difendo. La seguo e poi la faccio mia.
Entro in comunione, entro in una sorta di fusione.
Così che io e Lei siamo una cosa sola.
E quando ciò accade tutto segue il proprio corso. Creo la mia fune e comincio a camminare, a muovermi e a far lume la dove l'ombra è più fitta.
Talvolta mi tocca salire, prendere le scale.. ritrovare qualche nuovo lumino in mansarda e poi ripartire.
Il riposo è consentito a tutti del resto, non c'è da stupirsi.

Cerco allora di imitare l'artista circense alla perfezione, conscio del fatto che per lui ogni istante è cruciale, come lo è ogni attenzione e ogni piccolo dettaglio della propria passeggiata.
Egli sa che deve lasciare a se stesso la strada da scegliere.
Egli sa che deve far si che siano i piedi e le gambe in comunione col corpo e la mente a muoversi. Da soli, senza aiuto alcuno.
Egli sa che non deve scegliere la strada. Non la deve immaginare. Non la deve in alcun modo pianificare.
Egli sa che se ciò accade non avrà problemi. Potrà permettersi di compiere persino evoluzioni, al di sopra del lungo pendio.
Egli sa però, che se sceglie di guardare verso il basso, pagherà cara la propria distrazione.
Io cerco allora di chiudere gli occhi e andare avanti respirando l'aria e sentendo il vento sulla pelle. Godendomi il bel sole che irradia il cielo e la natura che accanto mi circonda durante la bella giornata.
Cerco allo stesso modo di godermi la pioggia e le scure nubi che occultano il cielo quando il temporale prende il sopravvento.
Cerco di far si che ogni cosa abbia il suo posto e il proprio spazio in questa traversata.
In modo che tutti gli ingranaggi della grande macchina siano inseriti al loro posto.
Che è inequivocabilmente il posto Giusto.

Detto ciò, penso che tutte queste cose siano allora prive di senso.
Basta spegnersi e cominciare a muoversi. Basta svegliarsi e perseguire l'immobilità.

E con questo, chiudo qui questa mia. Spero che al di là delle Vostre cose il tempo sia bello uguale.
In ogni caso, vi auguro di seguire e allo stesso tempo lasciar scorrere la vostra sete.
Essa sarà la miglior guida che possiate mai avere.

Vi porgo i miei più cari Ossequi
Edward



lunedì 9 luglio 2012

Garzania - Il Canto delle Tempeste Solari

vorrei nutrì la tua mente.
vorrei nutrì il tuo corpo.
vorrei nutrì le tue emozioni.
vorrei nutrì le tue azioni.

il corpo si stende, la mente si svuota, le emozioni la riempiono e le azioni vi si perdono.
un fiume giunge in piena e pone fine ad ogni scossa.
è un fiume invisibile, intangibile, ma che ben si percepisce.
è un fiume che non odora, è un fiume che non ha sapore, ma che profuma e ben esalta ogni papilla.

è un fiume come un serpente.
il suo ondulare, il suo strisciare, lo nascondono nell'ombra.
e lui resta li, e all'improvviso straripa in un'istante, travolge tutto.
ma in un momento, tutto si spegne e qui comincia la tempesta.

e lampi, tuoni e saette si scambiano in un gran ballo su nel cielo.
giungono i nuvoloni ad oscurare qualsiasi spiraglio che ponga fine alle loro danze.
e come in gran cerimonia, servono la notte scambiandosi di braccio in braccio ad ogni attacco.
finché il sole trova breccia con fatica, irradiando i campi bagnati e malinconici nel loro odorar di pioggia.

e cosa vede l'osservatore sveglio e attento?
e cosa ode il viaggiatore vispo e sempre allerta?
vede un cieco dallo sguardo assai gentile.
ode un grido che non sa respirare.

le tante notti portano con sé troppe tempeste.
di cui il ricordo ne enfatizza le carcasse.
e allora il buio che vi è dentro poi s'accende.
e i due occhi divengon cechi per tanta luce in un sol istante.

cresce così un fiore tenero e delicato.
ed il suo buio fa da interprete del suo passato.
sembra un fiore che si nutre d'ogni spiraglio.
ma per cui il tempo divien nemico in ogni sbaglio.

colgo un fiore la cui fuga è sempre incerta.
ma il suo stelo lo rilega all'aria aperta.
di quella terra che dalle tempeste è tormentata.
ma che allo stesso tempo di quell'acqua l'ha innaffiata.

colui che non ha la vista la riacquista col suo bastone.
ma il bastone adesso è perso, è trascinato via dal fiume.
e se sei in viaggio porti sempre con te l'appiglio.
e se osservi cogli l'attimo per correggere l'abbaglio.

cedo allora il mio bastone ad ogni passo.
affinché il cieco riesca a cogliere il calore del proprio raggio.
ma forse il viaggio è troppo intenso e travagliato.
e ad ogni sentiero si fortifica il mio braccio ormai stremato.

da bastone in molte lune t'ho già fatto.
e poi sto attento che il tuo stelo rimanga tutto intatto.
ma è un travaglio di difficile chirurgia.
e solo il tempo e l'accortezza mi restituiranno la cortesia.

ogni anno e ogni giorno più mi invecchio.
e se vado lontano giù nel tempo vedo il fine nello stravecchio.
e ogni tanto di un bel petalo si necessità il mio animo.
come un poeta che con le margherite si diletta in un prato magnanimo.

il tempo è dunque un gran tiranno, e al povero schiavo chiede dazio per ogni suo affanno.
il tempo è anche un mattacchione, perché del povero cuor gentile si prende gioco con grande attenzione.
il tempo è anche un saggio pieno di risposte, che se il viaggiatore non è degno, le rivela senza soste.
il tempo è anche piccolo e indifeso, che se cuore e animo si accendono si tolgono subito del suo gran peso.

già nutri troppo la tua mente.
già nutri molto il tuo corpo.
già nutri poco le tue emozioni.
già tu rifuggi le tue azioni.


"La mano ubbidisce all'intelletto"

sabato 23 giugno 2012

La Danza Onirica - Il Canto della Bellezza Dormiente

Germoglia quel falsetto ben intonato
quando il busto scende giù così stonato,

e poi recupera subito al balzo ogni incertezza
ed il riso ancor certifica l'ebbrezza

come a un fiore il cui stelo si rivolta
guarda il cielo con la vista capovolta

e ogni cinta ed ogni passo chiedon tregua
ed il passante guarda a dio con ogni stregua

ma in ogni fase e in ogni scesa vi è bellezza
sicchè cielo, cinta e grado danzano con gran fierezza

in un circo in cui una stella fa da padrona
e pure il passante cala inchino alla dormigliona,

lei va per sogni, viaggi e dense sensazioni
che di tanto in tanto la separano dalle più semplici attenzioni,

eppur viaggiando tra gli intralci inesistenti
la leggiadria rimane sempre tra i suoi lineamenti

fa da insieme con le grazie già evidenti
giungendosi in un complesso di trame sorridenti

e quel canto il cui falsetto fa da bandiera
divien poesia per chi ode e s'avvede della bella avventuriera,

lei si muove in una danza onironautica
in cui cielo, terra e stelle si celebrano in maniera assai estasiatica

e chi dunque da bastone con gran cura le si avvede
si diletta e si ristora di ciò che le succede

esulta allora ogni senso in lui estasiato
per ciò che ai suoi occhi, con gran dolcezza e meraviglia, vien mostrato

una dama che in cuor suo è una principessa
e la cui danza più sbiadita riflette sempre un'eleganza da leonessa

"chi va con lo zoppo, impara a sviaggiare"


venerdì 22 giugno 2012

Un omaggio al verdognolo Lavoisier

In natura nulla si crea, nulla si distrugge. Tutto si trasforma.
C'è chi potrebbe giurarci in effetti. Ci giurerei io stesso pensandoci bene.
Solo che si tratta di un processo un po' strano da concepire a volte.
Alcune volte si viene infatti ingannati dalla natura più effimera delle cose, che al contrario però diviene proprio quella che più ci resta impressa. E allora sto via vai di creazioni, distruzioni, o meglio.. trasformazioni, passa del tutto in secondo piano.
Eppure, nonostante questo uroboro venga dunque tolto dalla lente illuminata della visione cosciente, questi continua a fare il suo lavoro indisturbato, di continuo. Sempre.
Ci si chiede dunque perchè questa natura più formosa ci attiri in continuazione, molte volte cristallizzandoci al suo interno.
Cos'avrà mai di così speciale o superiore da sovrastare tutte le altre opzioni, tutte le scelte.. tutte le varie possibilità di compiere 1000 trasformazioni e ogni qualvolta risultarne qualcosa di diverso.
Di speciale o superiore non si sa, c'è forse quella strana sensazione di intenso appagamento talvolta, tale da riempirci praticamente in eterno. Un eterno che alla percezione appare davvero tale, ma che talvolta si può compiere semplicemente nel giro di svariati minuti. Il problema è che l'idea eterna percettiva non svanisce solo in quei minuti, ma si trascina poi per ore, giorni, settimane, forse mesi.. magari anni.
E alla lunga diventa un po' una lunga catena che decide delle nostre ore presenti e future, ma appellandosi al passato, senza lasciarci mai guardare al concreto e giusto presente.
Di speciale e superiore c'è che queste perdizioni eterne, fatte di gesti, momenti, luoghi, persone, cose, che appaiono uniche e infinite, tali da potercisi perdere totalmente, sono un po' il pane quotidiano di cui si cibano tutte le nostre menti.
Lo si evince facilmente constatando nella vita di tutti i giorni che ogni individuo ne ha bisogno, ogni individuo se le crea, e ogni individuo vi si perde costantemente. E lo fa in continuazione senza che neanche si renda conto molto spesso.
E' proprio come l'aria che respiriamo, l'acqua che beviamo, il cibo che mangiamo.
Dopo un po' non ci si rende neanche conto del fatto che lo si fa, succede e basta.
E allora penso che sia giusto così in fondo.
Lottiamo tutti per raggiungere qualcosa che si possa poi toccare, e allo stesso tempo quando stiamo per giungervi di volta in volta ci rendiamo conto che non è mai possibile farlo. Ma a quanto pare non impariamo mai la lezione, ci scottiamo e la prossima volta non si esita a rifarlo nuovamente.
Proprio come la falena che gira intorno alla luce, che prima si acceca e dopo addirittura muore. Eppure lei non può farne a meno. La sua vita non avrebbe alcun senso senza.
E allora si, siamo tutti piccole falene che cercano la propria luce.
Il problema è che a volte la cerchiamo solo negli altri.
Il problema è che a volte la cerchiamo solo in noi stessi.
Il problema è che basterebbe solo far circolare entrambe le parti, e compiere questa ricerca un po' dicotomicamente, come un flusso di energia, cose, concetti, idee.. che continuamente entrano ed escono. Si incontrano e si scontrano. E sostanzialmente si ricambiano, generando sempre nuova linfa vitale e tanta freschezza. Anziché ammuffirci.
In fondo tutto ciò ricorda un processo biologico a noi tanto caro e assai famoso.
Anzi è il principale processo biologico della nostra esistenza, pensandoci bene.
E' un po quello che fa quel macchinario che è il cuore, che pompa sangue fresco e ossigenato dall'esterno per rispedirlo al cervello e nutrirlo.. ricevendo in cambio solo merda.
Merda che viene poi puntualmente espulsa fuori.
E il ciclo si ricompie e si ripete, finché morte non ci separi. Che poi in realtà, della "separazione" della morte... se ne potrebbe anche parlare..
Ma non ritengo sia questa la sede adatta.
Il punto è che ciò che a noi appare appuntito, estremo, monodirezionale.. si rivela un qualcosa di ciclico e totalmente lontano da concepire per ciò che è impostato nella nostra mente, e quindi nella nostra cultura, educazione e forse anche qualche parte della nostra genetica.
E' una sorta di meccanismo dinamico in sostanza. Non c'è mai una sola scelta. Non c'è mai un solo ed unico processo. E' sempre un insieme di processi, che si alternano. O magari che si fondono.

Resta allora da capire in che modo queste due dinamiche descritte un po' più su si possano fondere tra loro. In modo da generare una sorta di armonia, un equilibrio.
Questa è forse, per lo meno inizialmente, la parte più complessa del discorso, a dire il vero.
C'è che ognuno di noi ha degli interessi, delle voglie, dei desideri, dei sogni.
Ha, in sostanza, delle cose che attirano, generano molta attenzione.. per lo meno molta più di altre, generano spesso uno scopo, un obiettivo, quindi una dipendenza.
Ciò è facile da concepire. Basta riguardarsi e scorgere facilmente i propri interessi, o i propri idoli. O magari i propri obiettivi, sogni o ambizioni di vita. Ognuno di noi ne ha uno. Ognuno di noi ne ha 100000 minimo.
Sono tutte cose che pregiudicano e allo stesso tempo danno uno scopo alle nostre vite.
Sono cose che a tutti gli effetti danno un senso alle nostre vite.
Se ci si pensa bene, sono cose che spesso ci appaiono essenziali, anche se non lo sono.
Eppure lo sono. Sono così. Lo sono sempre state. E basta.
Lo sono sempre state e lo saranno, molto probabilmente, sempre.
E se allora, visto che non sono così essenziali, si prova a distruggerle queste cose, vien fuori che a quel punto la vita si svuota di ogni senso. E con questo vuoto, se ne va pure il senso principale, cioè quello che ci permette di viverla la vita.
E' come se togli la benzina ad una macchina. Non cammina più.
E, per tornare all'esempio di prima, è come se togli il sangue ad un uomo. Il risultato è ben noto.
E allora queste cose forse non sono così effimere. E allora queste cose sono forse realmente essenziali.
Nonostante poi alla famosa sopracitata analisi approfondita, risultano irraggiungibili o totalmente inutili talvolta. O magari più semplicemente inesistenti, se non nel mondo delle nostre fantasie.

Io penso che in realtà queste cose sono sia le une che le altre.
Sono utili e inutili allo stesso tempo. Dipende solo da cosa si vuole fare nella vita.
E la cosa comica e divertente è che.. ciò che "si vuole fare" dipende da queste cose, nella vita.
Ed ecco che anche qui, nel "macrocosmo", come lo chiamavano delle genti un po' più antiche di me, si ricrea questa sorta di ciclicità. Anche qui nulla si crea e nulla si distrugge. Tutto si trasforma. E diciamo che ogni cosa dipende praticamente dall'altra, e così facendo, appunto, si trasforma nell'altra.
E' un continuo scambio.
Quindi si creano obiettivi, si creano scopi, il così tanto ambito senso.. e si distruggono tutti puntualmente ogni giorno.
La differenza è volte si è consapevoli di tutto ciò. A volte, cioè molto spesso, no.
E da qui si generano migliaia di problemi facilmente immaginabili, che stanno poi nella vita di tutti i giorni.
E allora il succo è che molto semplicemente ognuno si crea il senso e lo scopo delle proprie scelte nella vita. Ci sarebbe da puntualizzare, a dire il vero, che molto spesso questo senso e questo scopo non sono creati direttamente dall'individuo, ma.. come dire.. inculcati da una serie di manovre educative, quindi culturali, quindi un po dogmatiche se vogliamo. Ma ciò non toglie che anche queste possano essere estirpate, o meglio modificate secondo i proprio reali canoni. Come a dire di accontentare un po tutti dentro di noi, sia le parti un po' più influenzate della morale (quindi un po più dogmatiche per l'appunto) sia quelle un po più individuali che necessitano semplicemente dei propri spazi.
Come un po' far contenti SuperIo ed Es nello stesso istante, come li definirebbe Freud.
Forse, sempre per prenderla come il vecchio Sigmund, il ruolo dell'Io non è altro che questo.
Mettere pace fra le due parti ogni qualvolta. E devo dire che è una bella responsabilità, ed anche una bella rogna a dire il vero.

La cosa risulta quindi sintetizzabile in questo modo:
vi sono probabilmente molti comportamenti a cui tendiamo, che ci attraggono o che molto più semplicemente ci appagano maggiormente rispetto ad altri, che dipendono in larga misura dal nostro codice genetico. Vi sono alcune parti di questo (i così detti Memi), infatti, che contengono al loro interno vere e proprie strutture di idee comportamentali, concetti, tendenze linguistiche ed anche culturali in poche parole. Queste vengono trasmesse di generazione in generazione, con tutto il pacchetto genetico completo e con tutto ciò che a livello comportamentale ne consegue.
Il ruolo genetico è in poche parole, molto probabilmente, quello che dunque ci fa "tendere" verso quella direzione.
Di conseguenza vien facile concepire come dopo 12 anni (forse anche qualche mese in più se si considera il periodo di formazione nell'utero) di spiegazioni, ordini, regole, concezioni di bene/male, giusto/sbagliato, bello/brutto, e così via.. in cui praticamente noi non esistiamo (quantomeno a livello di coscienza critica, come a dire.. distaccati mentalmente dal contesto che ci circonda) e veniamo in qualche modo plasmati dall'educazione dei nostri genitori, queste credenze, leggi, e di conseguenza poi obiettivi, scopi, sensi di vita, enfatizzino quelle tendenze genetiche innate (che corrisponderanno inevitabilmente a quelle di coloro che ci inculcano i suddetti insegnamenti, visto che anch'esse derivano dai nostri genitori..) e ci portino dunque a scegliere, involontariamente però, le cose da cui dipendere ogni qualvolta. Cose che spesso ci appaiono differenti, ma che in realtà si differiscono solo per forma e non per sostanza dopo attente analisi.
A tutto ciò si aggiunge certamente però la bella e cara coscienza critica, quella che ci distacca, che praticamente ci forma autonomamente. Quella che in sostanza confronta questi bei vecchi e saldi principi e insegnamenti, con quegli altri che si apprendono dai 13, 14 anni in su. Quando si entra a far parte del nuovo mondo, cioè quello reale.
Da qui scoppia il nostro piccolo Big Bang, e si vengono a formare tra miliardi di esplosioni e un immenso caos, lentamente, tutti i piccoli pianeti interiori, con tanto di stelle che ci attirano nel loro campo gravitazionale.
E' una metafora divertente, proprio perchè rispecchia molto fedelmente il tema.

C'è allora che in sostanza ognuno di noi ha un essenziale compito su questa terra.
Io lo definisco il compito artistico che caratterizza ognuno di noi. Ma è solo una mia convenzione, e anche vecchia abitudine (appunto) di mettere l'Arte sopra ogni cosa.
Il punto è che l'Arte, quella con la A maiuscola, non è forse quella dei semplici quadri, disegni o fotografie magari.
Ma è quella che quei signori più "antichi" di me, citati sopra, osavano appunto definire tale.
E' quell'Arte, in sostanza, che sta dentro ognuno di noi. Ma che, per l'appunto, come detto prima, si ciba e si forma da ciò che che circonda ognuno di noi.
E' come se ogni persona fosse nata per uno scopo, leggendola anche secondo tutto quel discorso genetico/culturale/ideologico.
E questo scopo spesso non è chiaro, perchè confuso da tanti conflitti mai risolti e sempre più accavallati tra loro.
Ma in realtà è che certe volte bisogna solo guardare un po' più a fondo e soprattutto in maniera più onesta e comunicativa dentro di noi.
Bisogna un po' più sentire, che pensare; bisogna un po' più pensare, che sentire, talvolta.
Penso che ogni persona abbia uno scopo dentro. Abbia qualcosa che sappia fare bene. Qualsiasi cosa.
Che sia dipingere, lavorare il legno, usare un pc, curare gli altri, conteggiare soldi, pulire i cessi!
Qualsiasi cosa. Ma c'è sempre, in ognuno di noi.
Solo che talvolta è occultata dai discorsi culturali sopracitati. Diciamo anzi che lo è proprio troppo spesso.
Eppure dentro di noi vive sempre questa cosa, a volte la si sente persino quando la si nega nella maniera più assoluta. Solo che in quei casi, subito dopo, vien facile ignorarla.
Penso poi inoltre che ogni persona abbia, come detto, un'obiettivo, uno scopo, un qualcosa che voglia fare.
Un qualcosa che amerebbe o che ami fare da sempre.
Che genera immediato appagamento. Soprattutto a livello intellettivo, e talvolta, appunto, solo ed esclusivamente al pensiero. Figuriamoci all'atto pratico.
Ecco io penso che ognuno di noi abbia quindi una sorta di "talento" innato per qualcosa. E dall'altra parte abbia una voglia matta ed incontenibile di fare qualcos'altro.
A volte il primo è totalmente nascosto, dai 1000 insegnamenti.
A volte il secondo è totalmente deviato dagli stessi, snaturato, cambiato, soppresso.
E allora il trucco è semplice, ma nella sua semplicità assai complesso.
Si tratta solo di combinare entrambe le cose. Di nuovo farle scontrare, poi appacificare, poi agire in maniera dinamica.
Combinarle quindi in maniera armonica, ed infine giungerle in maniera equilibrata.
Così da portarle al punto che qualsiasi cosa si faccia nella vita sia l'insieme di entrambe le parti. Entrambe queste parti che ci guidano, che decidono ogni giorno dei nostri comportamenti.
Svolto questo arduo compito, beh.. non ci resta che rilassarci e perderci nello scorrere inarrestabile delle trasformazioni della vita.

"Fare o non Fare. Non c'è provare."

lunedì 4 giugno 2012

Deus Sol Invictus - Il canto del Risveglio

come un sole invitto
irradia questa mia terra ormai spoglia d'ogni verde
levami tra le tenebre
col tuo sol fare non hai lasciato spazio ad ogni sorta

luce dei tuoi nastri dorati
che come corona dell'astro più splendente
immergono il bagliore nella tua immagine
in una chiarezza senza tempo e senza colpe

è uno sciogliersi di movenze e segni impercettibili
non colpevoli del loro intenso incanto e prestigio,
è un affogare in due soli così intensi
di cui ogni palpito io non so più respirare

l'armonia di una bellezza eterna vi è celata
ogni passo, ogni parola ne è sbiadita
vede il brillare in ogni carezza che vien graffiata
ma nel suo scorrere il silenzio m'affatica.

vieni, vieni da me, oh fonte della vita
oscura il vetro saturo
e lascia solo ogni gesto
ad inebriarmi di voluttà infinita