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giovedì 19 marzo 2015

Il Nodo Gordiano

Chi dunque ha compreso
il peso,
dal Golgota non s'è ripreso
l'appeso,
di tutto il tempo speso
preteso,
tra il nodo forte e teso
proteso,
al mondo tanto atteso
inteso,
di un gioco ormai sotteso
riacceso,
che al giogo fu sospeso
rappreso,
s'accorge d'esser leso
arreso,
d'uno scorgersi indifeso
sorpreso,
uno sciogliersi incompreso
disceso,
su un sentiero un po' scosceso
intrapreso,
porge il passo vilipeso
offeso,
verso un muoversi più acceso
inceso,
cui ogni gesto sovrainteso
asceso,
giunge senza malinteso
appreso,
scaglia dunque il braccio steso
esteso,
scioglie il groppo già iperteso
feso,
scisso in due dal Sé coeso
trasceso,
come un Dio s'è presto reso
creso.




domenica 24 marzo 2013

I Colori della Passione

Il verde, non verde.
Si colora di blu.
Si spegne nel grigiore.
S'assottiglia nella tenue nebbiolina.
La luce fioca del mattino,
la luce fievole del tramonto.

E' il Mugnaio che con le sue pale
dà il via all'atto creatore.

E la stagione di mezzo,
nel suo fluire,
dona allo spettacolo quel rossore
quasi impercettibile,
ma così denso e vivo, dietro tutti gli altri colori.

Crea con ciò un misto di sfumature,
di connessure striate
dove un filo d'erba assume più colori
ed uno soltanto,
nel medesimo istante.

Tinge allora i suoi campi d'un immagine assai desolata,
pregna di solitudine e malinconia.
Li riempie di spazio.
Di senso del non essere,
che per propria definizione
è ben legato all'essere.

E' il senso del non esistere,
in un mondo in cui s'è condannati ad esistere.

Il Verde condanna i poveri campi
in questo limbo d'impercettibilità,
di disillusione,
di una continua, inesauribile tendenza
a prender atto dell'ingiusta sorte,
del loro essere incatenati.

E allora quel che resta ai lunghi prati,
ai paesaggi, agli alberi, alle boscose colline
è di estendersi oltre il sensibile,
oltre ciò che la percezione rende possibile,
alla ricerca continua ed estenuante
di ciò che, un giorno, possa finalmente
render loro il premio per cui anelano dall'alba dei tempi:
sentir scorrere i colori della passione tra le pieghe della loro vita.


lunedì 18 marzo 2013

Aletheia - Il Viaggio dello Spirito

Ogni notte io lo sento.

Lui mi parla. Mi racconta.
Delle avventure per cui è stato forgiato.
Si pronuncia con tono fiero e ardito
su ciò che l'universo ha tracciato per lui.
Sulla via che è già scritta,
lì, tra le stelle.
Non da qui, non volge sguardo al cielo.
Lui quella via l'ha già percorsa dice,
la percorre da allora ogni giorno.
Narra anche alcune storie,
alcune avventure già vissute..
in cui il suo scettro ha portato il peso di mille battaglie,
in cui la sua lama ha trafitto e attraversato
il cuore d'ogni anima che gli si è posta in fronte.
Si piega poi.
Si stringe al petto,
per tutte le volte che l'acciaio ha varcato il limite
di ciò che abbevera le vie del mondo.
A volte lo sento anche tuonare,
come un vecchio che oramai nessuno ascolta.
Racconta i conflitti, le infinite liti,
col suo più sincero fratello.
Di come s'è fatto scudo e armatura,
una volta,
per fronteggiarlo.
Di come da allora veste spesso questa infausta veste.
Dice del fratello come un tiranno,
che nei secoli ha usurpato via tutto il potere.
E del Regno non vi è rimasto molto.
Lui sa che l'amor fraterno è la vita che scorre in lui.
Lui sa che non v'è Uno senza l'altro.
Ma la grande guerra fra i Signori va avanti sin dalla prima era.
E quand'è pace, ecco che i frutti si fanno maturi.

Lui mi parla. Mi racconta.
Ogni notte narra il Viaggio dell'Eroe.
L'Eroe sa, dice, d'ogni cosa.
L'Eroe sa, dice, la missione che ha da compiere.
L'Eroe sa, dice, per cosa è venuto qui sulla terra.
Perchè s'è fatto dall'uno il due e perchè dal due arde a raggiungere il tre.
Sa che la morte è la sua più grande compagna. Ch'egli nasce per morire.
Dalla morte genera vita e amore per suo fratello.
Sa che il quattro genera vita e amore per il Cosmo.
Dieci è la sua fine.

Lui mi parla. Mi racconta.
Ogni notte di Aletheia.
La città incantata,
a cui ogni Eroe guarda con ambizione.
Dice ch'ella è il vero Solido Platonico.
L'Arte Regia incarnata in un luogo sepolto.
E tocca allora all'uomo, all'Eroe, oltre varcarne il limite.

Egli è vivo e si corrode.
Egli è vivo e si nasconde.
Egli è vivo e mi chiama a compiere il mio cerchio.


"Vi Veri Veniversum Vivus Vici."



lunedì 4 marzo 2013

Зеркало | Zerkalo

La stavo aspettando da troppo tempo
e ho capito che non sarebbe mai arrivata.
Ho capito che era inutile
sentire, prestare ascolto,
se comunque la sua voce
mi avrebbe sempre chiamato col silenzio.
Io aspetto nei luoghi, attendo nei momenti,
ma vedo solo la mia immagine riflessa
in uno specchio di parole,
fatto di sentimenti, di proiezioni
e dell'immagine di ciò che vorrei avere.
Discendono per me le lunghe nebbie maestose,
percorrono con leggiadria lungo i colli toscani.
Li annegano e li riempiono,
nella loro vastità li sovrastano.
Penetrano le mie vie respiratorie,
ravvivano l'ossigeno che da cibo ai miei polmoni.
L'animo si nutre di forme, di apparenze
e di una sensazione di comunione con la solitudine.
E desidera tanto colmarla,
ma la sola attesa che dallo specchio l'immagine riprenda forma viva,
non basta a scioglierne i fiumi che bagnano giù a valle.
Servo allora il mio desiderio di solitudine,
il verde ingrigiato dei monti,
tra la foschia,
compensa questa mia vocazione di sentirmi libero.
Spezza le mie catene
e dona all'anima lo slancio più profondo
che da sempre invoca.
Ricordi il rintocco della campana nel mezzo della notte buia?
Là dove l'ombra e il silenzio facevano da servi alla malia della notte scura,
là dove le piccole luci facevano da cornice ad un'estrosa quiete,
ecco, questo è lo spiraglio di cui da sempre è in cerca l'anima mia,
il salto in quella realtà fatta dai sensi, in quella realtà oltre i sensi
in quella realtà in cui i sensi perdono ogni ragione,
in cui si perdono nel festeggiare l'eterno scorrere di ciascun istante.
Il campanile ha ancora scandito delle note per me,
edificando quest'oggi una melodia fatta di gioia
e assai festosa
nel celebrare il mio matrimonio
con il cielo e con la terra.
Mi ha accolto
e nell'oscurità ha acceso nuove luci
ad illuminare il mio cammino,
lasciandomi così disteso nel suo grembo
fatto di pietre,
di rocce e piccoli fili d'erba,
dandomi conforto tra la sua fiorente terra straniera,
offrendo un riparo al pellegrino poggiatosi sul muricciolo;
là dove la mia casa ha trovato la sua giusta posizione,
là dove la mia vista ha fatto buon pasto
nutrendosi dei fumi
lasciati al viandante
dalla verde terra gigliata.

Capire Tarkovskij...


martedì 22 gennaio 2013

La Scatola

Un altro pezzo di cuore andato perduto
lungo il mio Peregrinare.

Che c'è nella scatola?
..molto dolore.

Ciao bambina.