giovedì 1 novembre 2012

Il Bosone di Finocolano

Il Bosone di Higgs. Finalmente.

Lo stavamo tutti aspettando con trepidazione...!
Adesso noi compari della fisica standard siamo al completo.

No io in realtà ho sempre tifato per gli avversari.
Questa affermazione, tra l'altro, potrebbe lasciare intendere una miriade di cose tra il filosofico e il freudiano.. ma eviterei di dilungarmi.
Molto più semplicemente ho sempre tifato per la compagine della fisica quantistica.
Li vedo più pronti, più preparati in "materia". Talvolta mi sembrano proprio ovunque e nello stesso istante.. addirittura.
Mi sembra insomma che abbiano capito un po tutto della vita. O quantomeno che abbiamo una buona probabilità di farlo.
Non voglio fare un trattato di fisica, anche perché comunque non sarebbe assolutamente mia competenza.
E nonostante qualcuno possa ovviamente controbattere che neanche scrivere poesiole o racconti infruttuosi sia "mia competenza", stavolta posso tranquillamente dire di dover cedere e riconsegnare le armi a chi di dovere in questo campo.

Il bosone di Higgs ordunque, voglio trattarlo in maniera personale.
Poiché penso che ognuno di noi abbia un proprio bosone di Higgs.
Poi se ti chiami Piero o Marcello, avrai il bosone di Piero o di Marcello ovviamente.
Ma il punto è che ognuno di noi (a dire il vero ogni giorno) cerca un bosone su cui fondare tutte le cose che si pensano o si sperimentano e da cui si è, ogni volta, ovviamente sostenuti.
Ognuno di noi cerca insomma un bosone che possa dare alle cose un po di massa, che possa dare loro forma e peso e consistenza. Così che poi tutte le altre cose che si scoprano o si sperimentino in vita abbiano a loro volta un loro senso...
E in un certo modo possano accorparsi con tutte le altre scoperte scientifiche, così da formare un nostro modello personalissimo di "fisica standard".
Quel simpatico modello insomma, che ci fa dire chi siamo, cosa facciamo, cosa sono le cose, come la pensiamo, cos'è un po' tutta la nostra personalità volendo.
E, appunto, è poi lo stesso modello a cui ci si appende quando le cose vanno storte, o che si attua con interminabili coazioni a ripetere quando non si sa più cosa fare nelle situazioni più spiacevoli.

Forse i "reali" fisici moderni stanno facendo proprio questo. Chissà.
Forse è questa analisi del microcosmo che mi fa tifare per i compari quantistici, che del microcosmo sono davvero degli esperti professionisti.
In realtà, vi è da dire, che il mio tifo quantistico è lo stesso che do all'ateismo calzante che regna in me in questi ultimi anni.
Nel senso che mi rendo conto che la scelta più logica sia la soluzione agnostica.. ma mi piace rompere il cazzo e ripagare tutte le frustrazioni ricevute da anni di indottrinamento cattolico a quelli là.
Ecco, il modello standard lo vedo un po' come la religione cattolica. Ci si basa su cose ferme e statiche, che "sono così" e rispondono ad una logica del tempo che va dall'inizio fino alla morte. Come se ci fosse un punto x di inizio e un punto y di morte nelle cose.
La verità, giusto per autorispondermi alle critiche autosollevate, è che penso che "la verità" stia là in mezzo. In mezzo ai due modelli. Forse serve un secondo bosone di Higgs per metterli d'accordo però.
Ancora quello non è stato scoperto.

Ad ogni modo, io penso che lo stesso modello standard delle cose ferme e statiche lo utilizziamo noi tutti, ogni giorno, in tutte le cose che viviamo.
E infatti ogni giorno non facciamo altro che mettere in fila conoscenze, le quali vengono fuse alle nostre precedenti conoscenze, le quali formano, tramite queste, nuove conoscenze, secondo le quali regoliamo tutte le nuove conoscenze a venire.
E così via all'infinito.
Illusi e inconsciamente convinti che un giorno, dopo aver messo in conto tutto lo scibile umano, verremo a capo di tutta sta situazione. Un giorno scriveremo la parola fine su tutta sta faccenda.
Anzi no, proprio la parola "risolto".
Quale situazione? Quale faccenda? Beh la vita.

In realtà, ogni giorno, allo stesso modo, ci si rende conto che tutta la fila di conoscenze che si sono accumulate decadono, poiché tutto ciò che si è imparato e studiato, con grande sforzo e avidità, per rispondere alla perfezione a quella situazione x che sta per arrivare.. si trasforma magicamente in un tonfo... dato che la situazione x, si è stranamente presentata come situazione y!
E allora ci vediamo costretti, con gran rammarico e soprattutto frustrazione, a dire addio al nostro bel modello standard, ad inveire contro tutto e tutti ed, ovviamente, inveire a gran voce contro noi stessi.

Io voglio qui chiudere il mio saggio sui modelli standard personali quotidiani. Forse riscriverò in seguito, forse no. Non è questo il loco, né il momento in sostanza.

Questo post nasce perché voglio annunciare al mondo intero (ovvero a me, e forse qualche altro pazzo scellerato che legge questo blog) che io ho finalmente scoperto il MIO bosone di Higgs.
Alla fine è arrivato.
Sono servite parecchie ricerche e tante scelte di vita coraggiose.. ma mi è stato detto:

"Caro Lubbert, abbiamo qui il tuo caro bosone. Te l'abbiamo tenuto qui ben conservato al calduccio in attesa che tu arrivassi. Ed eccolo qui per te!"

Ebbene si. Era lui. Il mio modello standard è adesso completo.
Cos'è? Di cosa si tratta?
Andiamo con ordine.

Genetica e comportamenti cognitivi.
Era questa l'annosa questione iniziale.
Erano questi i due mondi che si scontravano.

Diatriba nata da una lunga e intensa discussione che si protraeva da anni in cui i due mondi erano sempre in collisione fra loro.
Da un lato la tesi a favore della genetica, del suo possedimento indiscutibile di tutte le decisioni riguardanti i comportamenti umani.
Dall'altro l'attività cognitiva cosciente, in grado di prendere decisioni qui e adesso. Decisioni proprie, vere e autentiche come tali.
C'è da dire che l'inesperienza del tempo poneva questi temi come a sé stanti e appunto "standardistici", in quanto ciascuno di essi possedeva di per sé validità assoluta.

Se la genetica, da un lato, portava con se forti tratti comportamentali (oltreché fisici ovviamente) riguardanti l'individuo, l'aspetto cognitivo-cosciente dell'individuo prometteva, dall'altro, un potere decisionale davvero invidiabile.
E allora? Chi aveva ragione?
Chi manipolava chi?
Chi prendeva realmente parte alle decisioni e alle scelte di ognuno di noi, nella vita di tutti i giorni?
Chi era, in sostanza, quello a cui dar conto, quando si assumeva con gran presunzione di aver ragione sulle varie questioni della vita?

Beh da un lato io, al tempo, sostenevo molto il lato cognitivo/razionale/analitico/cosciente.
Dall'altro veniva sostenuto il concetto che siamo solo animali, la coscienza fosse solo un'incidente, quasi un errore e che tutto ciò che guidava le nostre scelte fosse dovuto a reazioni biologiche.

Alla lunga, come di consueto del resto, le lunghe discussioni portarono la mente a chiarificarsi.
..e fu così che ebbi l'illuminazione, degna addirittura del buon Peter (Higgs, ndr), la quale nei fatti fu pur tale, dato che non avevo alcuna nozione neuroscientifica alle spalle, se non discorsi abbozzati dall'altro compare che mi sosteneva in queste diatribe sterili e dispendiose:
ci doveva essere da qualche parte un collegamento. Qualcosa doveva pur collegare 'ste due idee.. del resto, fanno entrambe parte della nostra vita. Chiaramente ci condizionano ogni giorno e soprattutto, presentano ognuna una versione dei fatti verosimilissima e inattaccabile.
Ordunque: devono per forza aver ragione entrambe!

E allora li mi venne il dubbio: non è che si sta semplicemente parlando della stessa cosa, ma con linguaggi e parole e termini, completamente diversi?
Notai al tempo, e affinai COL tempo, che codesta è una pratica assai diffusa, sia nella vita di tutti i giorni, sia nei conflitti più famosi o mai risolti nella storia dell'umanità.

Ebbene, da questa piccola domanda, proposi l'idea:
"..e se la genetica, scavando in fondo al concetto, non fosse altro che una catena di comportamenti umani che avessero posto le loro radici nel genoma degli individui, col tempo, e dunque totalmente modificabile e aperta, apertissima (!), ai comportamenti cognitivi umani relativi alle esperienze ogni giorno?"

Ora, so di aver scritto una cosa illeggibile. Ma il concetto in sostanza era:
Genetica = tendenze innate;
Tendenze innate = comportamenti innati;
Comportamenti innati = dunque, comportamenti.. quindi esperienze imparate cognitivamente (o meno) molto tempo fa e accumulate (come proprio ho descritto la pratica standard più in alto) col tempo;
Comportamenti = modi di ragionare, analizzare, intendere l'universo che ci circonda;

Dunque genetica data da un insieme di comportamenti che si cementificano nel tempo e che andavano dunque poi ad influenzare tutti i successivi nostri comportamenti futuri e quelli delle generazioni a venire ovviamente.
Dunque la genetica non era altro, in fondo, sotto quest'ultima analisi, che un insieme di comportamenti imparati nell'esperienza cosciente (e non) di tutti i giorni. Ma molto molto tempo fa.
Nient'altro.

Ma allora? Dove stava il trucco?
Com'è che questa spiegazione suonava ancora così storta nonostante tutto?

Beh la risposta è arrivata circa 2 anni dopo:

"I circuiti nervosi possono modificarsi in risposta all’esperienza.
Questa capacità si definisce plasticità neurale.

La plasticità è presente in tutto il SNC, ma in particolar modo a livello 

della corteccia cerebrale.
Senza di essa

•Il nostro cervello non si sarebbe sviluppato in maniera 
normale
•Il nostro comportamento sarebbe stereotipato ed 
immodificabile dall’esperienza
•Saremmo esseri senza memoria del passato"

Ed ecco che ogni pezzetto prende posto automaticamente nel puzzle.

Genetica = Comportamenti : Trasmissione elettrochimica = Esperienza.

Dunque ogni esperienza genera una trasmissione elettrochimica (una, si fa per dire... è roba da 100miliardi di neuroni), dunque ogni trasmissione elettrochimica genera un'esperienza.

Dunque ogni cosa che si pensa, o si analizza, o si vive cognitivamente, coscientemente, attivamente, razionalmente, e così via.. non è altro che un piccolo minuscolo tassello che trasforma la nostra plasticità neurale, che cambia forma e plasma letteralmente il cervello.
Dunque, si può facilmente immaginare cosa dev'essere successo lungo tutte queste migliaia di anni di evoluzione della vita.
Dunque si può, adesso, più semplicemente, mettere a posto l'idea che la genetica non va da nessuna parte senza l'attività psichica di quell'Io maledetto che spesso ci appare così ineffabile.
E dunque quel simpatico Io che tanto ci garba, deve molto di quello che pensa e che fa, e che ritiene esclusivamente suo e personale, a tratti caratteriali e tendenze già innate, dalle quali è assai difficile sfuggire.
Sono due mondi, due modelli se vogliamo, che si influenzano a vicenda e dunque inscindibili nel loro completarsi alla volta della realizzazione di tutto quello che è la realtà complessa che ci circonda.
Sono due mondi che ogni giorno creano e si creano a vicenda, e che non possono esistere senza coesistere in sostanza.

E' stato un giorno davvero trionfale per me.
Magari più in la concepirò di non aver capito un cazzo in realtà.
Ma per adesso lasciatemi sognare un attimino...



Questa non c'entra un cazzo, ma la sto canticchiando da una giornata intera e, dunque, anche durante la stesura di questo post:



Ho scritto "dunque" 13 volte.
Beccatevi pure questa voi e il vostro cazzo di modello standard:




domenica 14 ottobre 2012

Coro degli Angeli: L'Oscuro Signore

"..non la guarderò negli occhi quando sarà il momento di ucciderla.."

"Usi dei trucchi puerili e meschini per mistificare la tua realtà."

"A volte è necessario farsi gioco delle situazioni e valutare i giusti compromessi per compiere ciò che va fatto."

"E tu? Tu chi sei? Chi sarai mai?
La tua voce non mi è nuova. Il tuo volto non è presente."

"Sono la voce dello spirito che si aggira tra i labirinti di questa oscura dimora.
Sono la luce ed il faro di ciò che vecchi e striminziti viaggiatori anelano con tanta fame.
Non ho timore di mostrarmi, la mia luce è la più splendente!
E la tua fame mi è nota ed è forte, squillante!
..alle trombe delle mie orecchie.."

"La tua luce ti oscura la vista, mio vecchio compagno. La mia fame è ben sazia, la mia richiesta è assai legittima. Di fame vive l'uomo, ma questa saggezza non mi tocca.
Io So cosa è giusto. Cosa non si deve fare.
So che la tua voce è qui pedante e come tale ha da tacere."

"Ogni luogo è la mia casa qui dentro. Non vi è sorte di cui io non sia partecipe, sebbene ciò avvenga di rado."

"E’ qui che la tua potenza è fallace!
 Non sai di cosa parli, non senti! Non tocchi! Non ami!
Non puoi esser giudice! Né Padrone!"

"Taccio adesso. Poiché è mia riserva. Non è più il momento in cui dar forma alla mia pietra."

"Si beh, spegniti!"

"Riesco quasi a scorgere il tuo volto adesso...." (va via)

"Sporco sbruffone di uno spirito! E' ora che la tua presunzione sia punita dai tuoi stessi crimini!
Riguardo te, è bene che tu compia ciò che hai da fare. Hai visto di cosa sono capaci le mie catene.. non si degnano solo di imprigionare, possono anche essere scagliate, se il caso lo consente!"

"Non riesco mai a vederti! Non so di che colore splende la tua luce!
Penso addirittura che tu non abbia una luce! Forse sei il nero, sei il colore che li prende tutti! 
Mi perdo al solo pensiero.. eppure scorgerti mi affascina immensamente, mi rigenera, in un certo senso mi nutre..!
Come sei vorace, sei avaro.. sei un avaro mentecatto, ecco cosa sei!
Presentati, dimmi il tuo nome! Abbi coraggio di mostrarmi il tuo volto, oscuro signore.."

"Ammiro, apprezzo il tuo coraggio, dato che si tratta di una dote rara e ben nascosta.. in quelli come te..
Ma non sei fatto, né ancora pronto per il mio volto.
Il tuo spirito è nobile, lo accetto.
Ma il tuo animo è codardo e il mio marrone potrebbe accecarti per lungo tempo..!
Accetta di udire la mia voce, adesso.
Urian, questo è il mio nome. O questo è il nome con cui mi chiamano tra le terre del settentrione.
E ciò è il dono di cui ti devi far premio.
Quando il tuo spirito s'armerà di giustezza, allora riuscirai a scrutare persino i miei occhi!!"

"La mia vita è povera d'ingegni, ma intensa di piaceri. 
I miei piaceri sono macigni da sostenere e nessuno rende pace a questa povera anima vuota.. la sola in cerca di un piacevole riempimento.
So che questo è il mio destino; portare il peso dell'esistenza, del resto, non è una missione semplice.
Serve un forte eroe per questo compito e io, a mio malgrado, lo sono.. è questo che mi rende vivo.
Le risposte alle domande che cerco sono già scritte. Ma leggerle mi appesantisce il cuore.." 


sabato 6 ottobre 2012

Epistolario Sacro: Uroboro

C'è un qualcosa che mi tormenta l'anima.
Non so cos'è. Né riesco a vederlo.
Eppure mi strugge il cuore. Il petto. Il tronco.
E tutti gli arti annessi.
Prende possesso della vita mia e implode in me ogni speranza.
Ed ogni volontà.

Devo assecondarlo. Devo dargli ascolto. Devo udire la sua voce.
Devo udirne il lamento e il profondo strazio.
Così che Egli allenti lievemente le sue maestose catene..


mercoledì 12 settembre 2012

Epistolario Sacro: Sacrum Facere

Volevo solo dipingermi di una vita sognante, dettata dalla fantasia e dal mio mondo interiore. 
E invece ho scelto la vita reale. Ancora una volta.
Ho deciso di confrontarmici ancora una volta. Di vedere e capire per l'ennesima volta cosa può darmi. Dove mi può portare.

La vita reale non mi piace.
Mi da ancora, ogni volta, quel senso di disgusto.
Lo sento... è sempre li, anche quando le cose vanno bene..
Aleggia nel sottosuolo.

Tutto il mio amare nasce in fondo da una rinuncia alla vita.
Si nutre di infiniti attimi e paesaggi pittorici, sfondi armoniosi e fiumi dal luccichio celestiale.
Sono tutte cose che la vita reale non offre, molto spesso.
E quando li offre sono sempre di un intensità tale.. che io non riesco neanche a vederli.

Riesco però sempre a fiutarli.
Solo che, quando accade, capisco dopo che la mia fiamma arde per una veste che puntualmente ogni volta ci ricucio sopra.
E' in fondo una mia veste.
Amo sempre e solo me.

Beh, mi ci perdo allora.
Perché è l'unica veste che mi calza a pennello.
E' l'unica veste che riesce a coprirmi dal freddo gelido che deriva da tutti gli altri momenti.
Senza di essa, rinuncio alla mia fame di vita. Rinuncio ad astenermi dalla vita. Muoio vivendo.

Volevo dipingermi di astratti abiti, e invece ho scelto te.
Volevo dormire e sognare, e invece tengo l'occhio sbarrato e proiettato sulla realtà che mi circonda. 
Volevo perdermi in racconti di cui solo io fossi narratore, e invece scelgo che la realtà mi racconti delle sue intense fiabe.
Ho scelto di vivere e di viverti. Ho scelto di creare e vagabondare partendo da te.

Il mio cuore si fa grande e accoglie l'offerta del tuo mondo battagliero.
Della sua veste si distoglie e la poggia allora sulle tue spalle.
Del suo calore si fa forza e lo dona ad ogni tua lacrima dispersa.
Lui si perde qui. Affinché ogni suo battere sia degno della sua giusta causa.

..e qui mi accorgo che delle volte la realtà stessa ti concede i suoi tesori in lettere disperse nelle strade più intricate. Sembra impossibile a crederci, né la logica ne risponde, eppure ella sa perfettamente quando è bene consegnarti il proprio messaggio e in che luogo e preciso istante sarai tu li a ritrovarlo..
..giù. A terra.

Jerome

domenica 2 settembre 2012

Epistolario Sacro: ὄνειρος

Ci sono ore in cui passi tutto il tempo ad immergerti in una sfera colma di sentimenti e guardi scendere ognuno di essi come un fiocco, un fiocco di neve.
Quando li guardi, essi sembrano riportarti alla mente una per una tutte le sensazioni passate, che vengono innescate o rievocate da ogni fiocco calante, e con estrema precisione e dettaglio.
Queste sensazioni sono però spesso ricche di nuovi dettagli, che magari prima non esistevano.

E' per questo che il tempo sembra lì non scorrer mai, e perché, in realtà, nel tempo reale, tu riesci ad immedesimarti per ore e perderti e non rendertene conto.
Perché il tempo lì non esiste. Sei tu a governarlo, sei tu a crearlo, sei tu a mescolarlo come vuoi.
Il tempo lì non è più quella grossa chimera che governa ogni tuo singolo istante. Non ci sono piani, previsioni, ansie o azioni da compiere e rispettare.
Puoi restare lì, immobile e inerte, a rispecchiarti e immedesimarti in ogni piccolo dettaglio, in ogni spigolo ed ogni angolo che le visioni di case, strade o vallate infinite ti presentano ogni volta.
Puoi restare lì a godere voluttuosamente e con gran gioia di ogni bella azione compiuta e vissuta che ti si presenta davanti, e sopprimere e rimescolare invece tutte quelle azioni in cui magari non ti sei sentito all'altezza.
Puoi restare lì talvolta, anche a godere e sguazzare nel fango, come un masochista, di tutto ciò che di terribile e meschino la vita ti ha posto dinnanzi. 
Tutto è permesso. E' permesso dunque creare e ricreare scene di vita vissute. Mescolarle allora con la fantasia, con i desideri, con i propri sogni.
E' possibile collocarli in epoche lontane o più recenti, e magari aggiungere variopinte e contrastanti sfumature che il mondo reale certe volte non ti permette. O se magari te lo permette, sei molto spesso tu a non rendertene conto.

La mia saggezza mi inganna e ogni tanto borbotta. Non mi permette di fingere così a lungo con me stesso.

Eppure quando mi immergo in questo mondo fatato, è lì.. è lì che la vedo finalmente scomparire. E con sé porta via ogni sorta di preoccupazione.
Le mie scene dunque si creano e si colorano, e si riempiono inoltre di sentimenti veri e intensi. E spesso riesco anche a reindirizzarli, ad alimentarli o svuotarli a seconda di ciò che avviene.
Vedo una sfera e vi creo un universo. Ma stavolta mi sento io il creatore di ogni dettaglio, e nulla mi pesa in quanto responsabile dell'artifizio. Sono il bene e sono il male. Sono l'eroe e lo sconfitto. Ma sono anche la vittima se voglio.
Vedo una sfera e vi vedo un universo già creato, prima di qualsiasi mia mossa. E' già pieno di dettagli ed immagini ben definite. Tutte create e ricreate da ciò che la mia vita mi ha permesso di avere. E anche, certamente, da ciò che mi ha tolto.
C'è tutto. Ci sono lettere, amori, esperienze fatte da bambino, cose su cui ho sbagliato e cose da cui ho imparato. Cose a cui mi sono legato e cose che sono andate via.
Vedo allora una sfera e vi immergo il mio universo creato, miscelandolo con quella serie di avventure già esistenti.
E allora mi siedo.
Mi siedo lì in un angolo a caso. Prendo una sedia ben salda e mi godo il panorama.
Poi decido invece di alzarmi, prendo la sedia e la porto con me.
Scelgo un nuovo angolo e.. allora mi risiedo nuovamente e aguzzo la vista. Mi perdo quindi nel sublime di ciò che vi è dinanzi agli occhi. E lascio che questi mi attraversi, completamente, tanto da farmi perdere la concezione di quel tempo già dannato e tiranno.
Sposto ancora la mia sedia e decido di stendermi semplicemente sull'erba, o sulla strada, o sul mio giaciglio.. su qualsiasi cosa io abbia creato sotto i miei piedi. Su qualsiasi cosa il mio animo necessiti in quel momento, per godersi il giusto riposo, per far godere la mia vista, per far godere tutto il mio corpo, direttamente a contatto con quella terra così speciale.

E partono qui le immagini, partono le parole e partono i sogni. Tutto si dipinge da se. 
Partono fiumi di ricordi e sensazioni, di luoghi già conosciuti che eppure appaiono così nuovi e con diverse illuminazioni.
E' qui che si formano case, lunghe "trazzere", animali di ogni sorta, vie e strade percorse da mezzi e persone. Qui si formano luoghi ben definiti e altri spesso soltanto sognati. Qui vedo angoli in cui ho versato lacrime, vedo spiazzi in cui ho gioito dell'aria fresca e della gente, vedo volti di cui non ho mai dimenticato gli sguardi. Qui vedo dei posti. Vedo i miei posti. Vedo i posti che nella mia mente richiamano trame ben precise, pregne di emozioni e momenti che non si possono cancellare e che hanno ancora con sé quell'aria magica e rarefatta che li contraddistingue per l'intensità e la particolarità che vi si è impressa.
Qui scorrono i fiumi che hanno caratterizzato la mia vita, che l'hanno arricchita di sogni e speranze e di altre nuove sensazioni da voler sperimentare.

E questi fiumi vedono poi la loro intensa foce in cascate di parole e racconti leggendari, in cui ogni personaggio o luogo del racconto ha una storia a sé, e un forte legame, pari all'affetto che da un padre al proprio figlio.
E questi racconti proseguono a lungo, per tutto il tempo. Si snodano senza difficoltà e riempiono intere pagine di libri che descriveranno poi la storia di chi siamo e cosa ci distingue.
Questi racconti durano ore e si rinnovano tutti i giorni. Ogni giorno un posto della sfera può avere queste peculiarità, questi personaggi, queste vicende. Il giorno dopo ne riacquista magicamente altre.
E ogni volta che io ritorno a guardare la sfera, tutto ciò che porto con me, delle mie esperienze vissute, non fa altro che rimescolarsi con gli universi già creati dai miei affetti precedenti.

E' come se ad un certo punto, avendo preso appunto di ogni dettaglio delle immagini nella mia sfera, decidessi di scuoterla per bene e godere e immaginare del paesaggio tutto nuovo che si forma grazie alla neve che scende anche stavolta.

E' proprio una bella sensazione. Mi rende libero. 


Io mi sento oramai vecchio per la vita. Preferisco viverla dall'esterno, stare li a guardare da attento spettatore. Non è più tempo per me di muovere i miei muscoli atrofizzati. E ho deciso di accettare serenamente il mio modo di essere. 

Per questo la libertà mi è possibile solo quando mi immergo completamente in quel mondo fatto di bolle d'aria e fiocchi di neve.. perché riesco lì a ritrovare la padronanza completa del mio corpo. Perché riesco lì a ritrovare la padronanza completa di ciò che mi circonda.

Perché lì.. il mio corpo e il mio animo diventano un tutto con ciò che mi circonda.


Ma adesso è tardi e la notte mi chiama al suo mondo onirico. E' meglio che vada.

Scelgo l'ultima volta di agitare questo Duomo. Chissà che non mi richiamerà alla mente qualche antica favola prima di dormire.


Vi auguro una buona notte.

Caspar

venerdì 31 agosto 2012

La Filastrocca IlluminAnte

E' senza dubbio interessante,
E' oltremodo affascinante,
E' in molti aspetti accattivante.

Di una postura aggraziante,
Di un sorriso smagliante,
Di un'espressione sempre mutante,

Presenta ogni suo aspetto in modo brillante.

La sua camminata è ancheggiante,
La sua risata è squillante,
La sua domanda è sempre costante.

E l'intelligenza è abbondante,
E l'interna vastità dominante,
E l''intraprendenza un po' carente,


Eppure il foco del suo animo è perennemente conquistante.

Per se stessa è spasimante,
Per la sua mente è assoggettante,
Per il suo mondo è navigante.

Ma dalla vecchiaia va scagionante,
Ma dal solipsismo è emancipante,
Ma della fiducia è assai scrutante,

E in equilibrio s'improvvisa vagante.

Col piccolo passo si muove costante,
Con una piccola torcia fa luce trionfante,
Con l'occhio oscurato sfida il pericolo arrembante.

Il grande conforto giunge allora appagante,
Il grande coraggio riempie il cuore pulsante,
Il grande obiettivo compie infine festante,

E con piena completezza avviene il processo sublimante.

E' Importante.




mercoledì 1 agosto 2012

Epistolario Sacro: Gnosis

Io sono per lasciare libero il cervello dalle emozioni. E lasciare le emozioni libere dal cervello.
E far si che questi si incontrino e si bacino da sé, di loro spontanea volontà, senza costrizione alcuna.

Mi trovo quindi a far l'equilibrista, a muovermi con grande attenzione sopra una fune.
Ed anziché il bastone a dar manforte, si inseriscono un insieme di trame e tele accuratamente ben tessute affinché la macchina funambolica regga per tutto il percorso.
E' un gioco al di sopra delle parti.
E' un gioco per le parti.
Egli sa cos'è il giusto e cos'è lo sbagliato.
Egli ben sa che giusto e sbagliato sono termini. Sono cose che non esistono.
Rimangono solo le azioni.
Le azioni e le loro conseguenze.
Rimangono solo i pensieri, che si struggono in gran fretta a trovare ad esse ogni sorta di spiegazione.

Riesco allora a muovermi con estrema libertà.
Il labirinto non sembra più così lugubre e angusto. Sembra parte di un gioco, di un mio diletto.
Di uno spazio in cui vi è Possibilità.
Vi sono innumerevoli possibilità, di colorare, di dipingere, di formare, di creare. Di tessere. Appunto.
Si ribalta completamente ogni visione di ogni cosa.
Se prima era il gioco a far da padrone, adesso sono io che scelgo come e in che modo giocare, quando smettere e quando fermarmi. Posso scegliere anche quando ripartire.
Non mi appiccico, non mi attacco più. Ho deciso di lasciar scivolare tutto, di lasciarlo muoversi in qualsiasi direzione voglia.
Poi ogni tanto riesco a dare un colpetto, una direzione, a limare il senso delle cose, affinché seguano quindi il giusto corso.
Quando arriva il momento esatto allora, capisco che il giusto corso era quello errato. E agisco di conseguenza.
Lascio l'acqua scorrere verso l'uscita a lei più congeniale. E di nuovo comincio a seguirla e costruirle i giusti canali.
E così formo il mio gioco. Così creo il Labirinto.

Il mio labirinto è sempre a porte aperte.
Ritengo sia una questione assai importante.
Lascio sempre entrare e mescolare le acque, penso che ciò faccia bene all'organismo, tenga ben retta la mia fune, tenga ben fresca la linfa vitale.
E' una sorta di purificazione, una pulizia ben accurata ma allo stesso tempo lasciata alle cose.
Lasciata alla Natura.
E' che la Natura a volte è strana, ed anche un po' spietata.
E' che la verità, secondo me, è che la natura non conosce alcuna spietatezza. Essa segue solo e soltanto il proprio corso, senza bene o male. Senza alcuna intenzione. Con la sola intenzione di camminare, di uscire e di muoversi ovunque essa voglia. Di fermarsi. Di non fermarsi mai. Di essere fermata. Di andarsene quando è ora. Lei è la Natura. Lei segue la Natura. E' un processo inarrestabile.
E' un processo semplice e puro, e probabilmente assai atavico.
Ad ogni modo prendo atto della sua natura.
La rispetto e la difendo. La seguo e poi la faccio mia.
Entro in comunione, entro in una sorta di fusione.
Così che io e Lei siamo una cosa sola.
E quando ciò accade tutto segue il proprio corso. Creo la mia fune e comincio a camminare, a muovermi e a far lume la dove l'ombra è più fitta.
Talvolta mi tocca salire, prendere le scale.. ritrovare qualche nuovo lumino in mansarda e poi ripartire.
Il riposo è consentito a tutti del resto, non c'è da stupirsi.

Cerco allora di imitare l'artista circense alla perfezione, conscio del fatto che per lui ogni istante è cruciale, come lo è ogni attenzione e ogni piccolo dettaglio della propria passeggiata.
Egli sa che deve lasciare a se stesso la strada da scegliere.
Egli sa che deve far si che siano i piedi e le gambe in comunione col corpo e la mente a muoversi. Da soli, senza aiuto alcuno.
Egli sa che non deve scegliere la strada. Non la deve immaginare. Non la deve in alcun modo pianificare.
Egli sa che se ciò accade non avrà problemi. Potrà permettersi di compiere persino evoluzioni, al di sopra del lungo pendio.
Egli sa però, che se sceglie di guardare verso il basso, pagherà cara la propria distrazione.
Io cerco allora di chiudere gli occhi e andare avanti respirando l'aria e sentendo il vento sulla pelle. Godendomi il bel sole che irradia il cielo e la natura che accanto mi circonda durante la bella giornata.
Cerco allo stesso modo di godermi la pioggia e le scure nubi che occultano il cielo quando il temporale prende il sopravvento.
Cerco di far si che ogni cosa abbia il suo posto e il proprio spazio in questa traversata.
In modo che tutti gli ingranaggi della grande macchina siano inseriti al loro posto.
Che è inequivocabilmente il posto Giusto.

Detto ciò, penso che tutte queste cose siano allora prive di senso.
Basta spegnersi e cominciare a muoversi. Basta svegliarsi e perseguire l'immobilità.

E con questo, chiudo qui questa mia. Spero che al di là delle Vostre cose il tempo sia bello uguale.
In ogni caso, vi auguro di seguire e allo stesso tempo lasciar scorrere la vostra sete.
Essa sarà la miglior guida che possiate mai avere.

Vi porgo i miei più cari Ossequi
Edward