giovedì 15 novembre 2012

Coro degli Angeli: Dioniso

"In quei momenti, quando sei così, la differenza tra la vita e la morte non esiste.
 In quei momenti, quando sei così, hai capito."

"Perdi troppo tempo in chiacchiere. Fai. Corri. Muoviti.
 ..Muori."

domenica 4 novembre 2012

Coro degli Angeli: Il Vecchio

"Te ne stai tutto il tempo lì rantolante a fissare sempre lo stesso paesaggio da quella maledetta finestra!
Quand'è che ti deciderai ad uscire, a prendere una vera boccata d'aria, per una buona volta?"

"..Io?... Io.. non sono fatto per queste cose..."

"Vedi? Continui a prendere in giro te stesso. Dormi. Continui a dormire ad occhi aperti e neanche te ne accorgi!"

"Sono ormai vecchio. Forse è il giusto sonno che mi spetta. Forse è il giusto sonno che finalmente attendo."

"Vecchio? Ah ah! La tua vecchiaia è ingegnosa.. reduce di quanto esalino le tue paure!
Per te è tutto un gioco. Non fai altro che prendere in giro te stesso e ne trai puro godimento.
Nel lamentartene però. E' un gioco di parti. Non lo vedi?
Sei tu che ti tormenti!"

"Parti?... Quali?... Quali parti?
Io... Io sono.. No. Sono solo stanco. Devo sedermi."

"Beh dormi. Dormi vecchiaccio. Quasi mi vergogno di una cosi stretta parentela.
Sappi però, prima che ti si presenti il tuo sonnellino... te lo voglio rovinare:
sei un vecchio cialtrone! ..ecco cosa sei.
Non dovrei esser io a dirti questo. Lo sai. Potrei chiamarlo. Potrei chiamare lui. Il padrone."

"Padrone!??!... NO! Il padrone no. Sta buono giovine rampollo! Pensa alle tue fatiche. Pensa ai tuoi mestieri.
Non intaccare la mia vita già dolente di per sé! Non è tuo compito. Pensa alle tue faccende.. che a me.... a me.. a me ci bado io..."

"Tu? Badare a te stesso? Ah ah! Potrei ridere un giorno intero su quanto affermi.
E' proprio questo il tuo diletto. Il non voler mai badare a te stesso. Hai raggiunto una certa età, è innegabile. Ma hai trascorso una vita intera attendendo la vecchiaia come fosse il più grande dono della tua esistenza.. questo lo so. Mel ha detto mio padre.
E adesso? Adesso che ti vedo, adesso che il tuo grande momento è giunto.. cosa fai?
Piangi.
E se non riesci a sopportare le tue lacrime tutto il giorno, allora vai a dormire. E dormi, dormi sonni davvero profondi, ricchi di sogni e sfumature che quasi cancellano la tua realtà.
E' questo vivere?
Io non voglio più emetter giudizio. Credo sia stancante persino per una testa così attiva come la mia.
Penso che starò davvero attento ai MIEI di affari! Quelli si che sono davvero importanti. Quelli si, che sono reali.
Ti lascerò così. Nella tua pace, nella tua tanto amata e agognante quiete. Nel tuo sguazzare in questo profondo dolore..
Un dolore di un vecchio, un vecchio che di vecchiaia vuol perire.
Un vecchio che ha sempre voluto esser vecchio.. furbo! Convinto che questa scappatoia potesse alleviargli il fardello donato dal pensiero della morte.. ma stolto nel non rendersi conto che questa lunga esperienza onirica gli stesse privando ogni singolo istante fatto per vivere la realtà.
E' questo che tu vuoi?
Bene. Fa pure. Io corro a sentire l'odore dei campi e delle belle donne.
Notte vecchiaccio"

"Non riesci mai a capire, giovincello... il peso.. il peso dell'esistenza.. il peso.. quello m'appartiene.
Quello occupa le mie ore.. non riesci proprio a capire."

Epistolario Sacro: L'Eroe

Certe volte mi maschero dell'eroe che non sono. Non so perché faccio così..
Sento talvolta come se ci fosse un altro me a prender parte delle mie pulsioni.
Fosse per me, io, me ne starei qui buono e calmo. Cercherei di ammirare ogni secondo di ciò che mi scorre davanti...
E' bello. E' bello si. E' bello ammirare, è bello guardare, è bello godere di ogni frazione e microparte di ciò che mi passa davanti agli occhi.
E' bello, è bellissimo sentire poi ognuna di queste parti ribollire all'interno di ogni cellula del mio corpo.
Tutto ciò allunga gli istanti, è come se avessi d'un tratto inventato la ricetta per l'immortalità.
E' tutto così infinito. Interminabile.
Tempo e spazio poco importano. Io sono vivo. Mi sento vivo. Dentro.
Ammirare è bello.
Godere dell'ammirare è bello.

Il mondo non è fatto per ammirare. Ne per goderne.
A mio malgrado tento ogni giorno d'accettarlo. Ma non vi riesco.
Io sono un debole. Non ho la stoffa dell'eroe, di cui tanto mi si investe.
Io porto con me una croce. Porto con me una piaga.
E' come una ferita sempre aperta. Basta pressare e sento nuovamente pieno, pienissimo tutto il dolore e la sofferenza umana.. come se la ferita fosse stata appena squarciata.

Eppure ogni cosa è così bella. Figuriamoci quando accadono le cose belle.
Starei ore e ore ed ore a guardarle.. e a dir loro quanto siano belle.
E' una sensazione che mi appaga. Contemplarlo.
Contemplare le cose belle, me le fa apparire belle ogni volta che le guardo.
Basta che distolga lo sguardo un attimo, le riguardo.. ed ecco!.... che Meraviglia!

Il mondo però non vuole questo.
Il mondo vede tutto ciò come noia. Come un'ossessiva tendenza della vecchiaia..
Cosa ci posso fare io.. sono solo un vecchio. Un debole vecchio, stanco e senza forze.
Un debole vecchio che forze per vivere non ne ha mai avute a dir la verità.

Eppure s'è trascinato avanti tutta la vita il più grande dei tesori.
L'amore.
L'amore per la bellezza.
L'amore per la bellezza di tutte le cose.
Questo dono ha fatto di me la fonte più importante di tutte le cose. L'essenza stessa delle cose. Del motivo per cui valga la pena di viverle, le cose.
Eppure questo non basta loro.
Loro mi guardano. Loro mi offendono. Pensano che non abbia stoffa. Loro vogliono un'altra stoffa.
Quella che io posseggo, per quanto preziosissima, non basta.

Io vivo di questo. Possiedo poco. Molto poco. Ma è un poco che realmente mi arricchisce.
C'è chi ci vede miseria in tutto ciò.. io penso che la miseria sia il mio tesoro più nascosto.

Forse è l'unica cosa che mi distrae dal lento ed inesorabile scorrere del tempo sulla mia pelle.


                                                                                                                                                                     Caspar

giovedì 1 novembre 2012

Il Bosone di Finocolano

Il Bosone di Higgs. Finalmente.

Lo stavamo tutti aspettando con trepidazione...!
Adesso noi compari della fisica standard siamo al completo.

No io in realtà ho sempre tifato per gli avversari.
Questa affermazione, tra l'altro, potrebbe lasciare intendere una miriade di cose tra il filosofico e il freudiano.. ma eviterei di dilungarmi.
Molto più semplicemente ho sempre tifato per la compagine della fisica quantistica.
Li vedo più pronti, più preparati in "materia". Talvolta mi sembrano proprio ovunque e nello stesso istante.. addirittura.
Mi sembra insomma che abbiano capito un po tutto della vita. O quantomeno che abbiamo una buona probabilità di farlo.
Non voglio fare un trattato di fisica, anche perché comunque non sarebbe assolutamente mia competenza.
E nonostante qualcuno possa ovviamente controbattere che neanche scrivere poesiole o racconti infruttuosi sia "mia competenza", stavolta posso tranquillamente dire di dover cedere e riconsegnare le armi a chi di dovere in questo campo.

Il bosone di Higgs ordunque, voglio trattarlo in maniera personale.
Poiché penso che ognuno di noi abbia un proprio bosone di Higgs.
Poi se ti chiami Piero o Marcello, avrai il bosone di Piero o di Marcello ovviamente.
Ma il punto è che ognuno di noi (a dire il vero ogni giorno) cerca un bosone su cui fondare tutte le cose che si pensano o si sperimentano e da cui si è, ogni volta, ovviamente sostenuti.
Ognuno di noi cerca insomma un bosone che possa dare alle cose un po di massa, che possa dare loro forma e peso e consistenza. Così che poi tutte le altre cose che si scoprano o si sperimentino in vita abbiano a loro volta un loro senso...
E in un certo modo possano accorparsi con tutte le altre scoperte scientifiche, così da formare un nostro modello personalissimo di "fisica standard".
Quel simpatico modello insomma, che ci fa dire chi siamo, cosa facciamo, cosa sono le cose, come la pensiamo, cos'è un po' tutta la nostra personalità volendo.
E, appunto, è poi lo stesso modello a cui ci si appende quando le cose vanno storte, o che si attua con interminabili coazioni a ripetere quando non si sa più cosa fare nelle situazioni più spiacevoli.

Forse i "reali" fisici moderni stanno facendo proprio questo. Chissà.
Forse è questa analisi del microcosmo che mi fa tifare per i compari quantistici, che del microcosmo sono davvero degli esperti professionisti.
In realtà, vi è da dire, che il mio tifo quantistico è lo stesso che do all'ateismo calzante che regna in me in questi ultimi anni.
Nel senso che mi rendo conto che la scelta più logica sia la soluzione agnostica.. ma mi piace rompere il cazzo e ripagare tutte le frustrazioni ricevute da anni di indottrinamento cattolico a quelli là.
Ecco, il modello standard lo vedo un po' come la religione cattolica. Ci si basa su cose ferme e statiche, che "sono così" e rispondono ad una logica del tempo che va dall'inizio fino alla morte. Come se ci fosse un punto x di inizio e un punto y di morte nelle cose.
La verità, giusto per autorispondermi alle critiche autosollevate, è che penso che "la verità" stia là in mezzo. In mezzo ai due modelli. Forse serve un secondo bosone di Higgs per metterli d'accordo però.
Ancora quello non è stato scoperto.

Ad ogni modo, io penso che lo stesso modello standard delle cose ferme e statiche lo utilizziamo noi tutti, ogni giorno, in tutte le cose che viviamo.
E infatti ogni giorno non facciamo altro che mettere in fila conoscenze, le quali vengono fuse alle nostre precedenti conoscenze, le quali formano, tramite queste, nuove conoscenze, secondo le quali regoliamo tutte le nuove conoscenze a venire.
E così via all'infinito.
Illusi e inconsciamente convinti che un giorno, dopo aver messo in conto tutto lo scibile umano, verremo a capo di tutta sta situazione. Un giorno scriveremo la parola fine su tutta sta faccenda.
Anzi no, proprio la parola "risolto".
Quale situazione? Quale faccenda? Beh la vita.

In realtà, ogni giorno, allo stesso modo, ci si rende conto che tutta la fila di conoscenze che si sono accumulate decadono, poiché tutto ciò che si è imparato e studiato, con grande sforzo e avidità, per rispondere alla perfezione a quella situazione x che sta per arrivare.. si trasforma magicamente in un tonfo... dato che la situazione x, si è stranamente presentata come situazione y!
E allora ci vediamo costretti, con gran rammarico e soprattutto frustrazione, a dire addio al nostro bel modello standard, ad inveire contro tutto e tutti ed, ovviamente, inveire a gran voce contro noi stessi.

Io voglio qui chiudere il mio saggio sui modelli standard personali quotidiani. Forse riscriverò in seguito, forse no. Non è questo il loco, né il momento in sostanza.

Questo post nasce perché voglio annunciare al mondo intero (ovvero a me, e forse qualche altro pazzo scellerato che legge questo blog) che io ho finalmente scoperto il MIO bosone di Higgs.
Alla fine è arrivato.
Sono servite parecchie ricerche e tante scelte di vita coraggiose.. ma mi è stato detto:

"Caro Lubbert, abbiamo qui il tuo caro bosone. Te l'abbiamo tenuto qui ben conservato al calduccio in attesa che tu arrivassi. Ed eccolo qui per te!"

Ebbene si. Era lui. Il mio modello standard è adesso completo.
Cos'è? Di cosa si tratta?
Andiamo con ordine.

Genetica e comportamenti cognitivi.
Era questa l'annosa questione iniziale.
Erano questi i due mondi che si scontravano.

Diatriba nata da una lunga e intensa discussione che si protraeva da anni in cui i due mondi erano sempre in collisione fra loro.
Da un lato la tesi a favore della genetica, del suo possedimento indiscutibile di tutte le decisioni riguardanti i comportamenti umani.
Dall'altro l'attività cognitiva cosciente, in grado di prendere decisioni qui e adesso. Decisioni proprie, vere e autentiche come tali.
C'è da dire che l'inesperienza del tempo poneva questi temi come a sé stanti e appunto "standardistici", in quanto ciascuno di essi possedeva di per sé validità assoluta.

Se la genetica, da un lato, portava con se forti tratti comportamentali (oltreché fisici ovviamente) riguardanti l'individuo, l'aspetto cognitivo-cosciente dell'individuo prometteva, dall'altro, un potere decisionale davvero invidiabile.
E allora? Chi aveva ragione?
Chi manipolava chi?
Chi prendeva realmente parte alle decisioni e alle scelte di ognuno di noi, nella vita di tutti i giorni?
Chi era, in sostanza, quello a cui dar conto, quando si assumeva con gran presunzione di aver ragione sulle varie questioni della vita?

Beh da un lato io, al tempo, sostenevo molto il lato cognitivo/razionale/analitico/cosciente.
Dall'altro veniva sostenuto il concetto che siamo solo animali, la coscienza fosse solo un'incidente, quasi un errore e che tutto ciò che guidava le nostre scelte fosse dovuto a reazioni biologiche.

Alla lunga, come di consueto del resto, le lunghe discussioni portarono la mente a chiarificarsi.
..e fu così che ebbi l'illuminazione, degna addirittura del buon Peter (Higgs, ndr), la quale nei fatti fu pur tale, dato che non avevo alcuna nozione neuroscientifica alle spalle, se non discorsi abbozzati dall'altro compare che mi sosteneva in queste diatribe sterili e dispendiose:
ci doveva essere da qualche parte un collegamento. Qualcosa doveva pur collegare 'ste due idee.. del resto, fanno entrambe parte della nostra vita. Chiaramente ci condizionano ogni giorno e soprattutto, presentano ognuna una versione dei fatti verosimilissima e inattaccabile.
Ordunque: devono per forza aver ragione entrambe!

E allora li mi venne il dubbio: non è che si sta semplicemente parlando della stessa cosa, ma con linguaggi e parole e termini, completamente diversi?
Notai al tempo, e affinai COL tempo, che codesta è una pratica assai diffusa, sia nella vita di tutti i giorni, sia nei conflitti più famosi o mai risolti nella storia dell'umanità.

Ebbene, da questa piccola domanda, proposi l'idea:
"..e se la genetica, scavando in fondo al concetto, non fosse altro che una catena di comportamenti umani che avessero posto le loro radici nel genoma degli individui, col tempo, e dunque totalmente modificabile e aperta, apertissima (!), ai comportamenti cognitivi umani relativi alle esperienze ogni giorno?"

Ora, so di aver scritto una cosa illeggibile. Ma il concetto in sostanza era:
Genetica = tendenze innate;
Tendenze innate = comportamenti innati;
Comportamenti innati = dunque, comportamenti.. quindi esperienze imparate cognitivamente (o meno) molto tempo fa e accumulate (come proprio ho descritto la pratica standard più in alto) col tempo;
Comportamenti = modi di ragionare, analizzare, intendere l'universo che ci circonda;

Dunque genetica data da un insieme di comportamenti che si cementificano nel tempo e che andavano dunque poi ad influenzare tutti i successivi nostri comportamenti futuri e quelli delle generazioni a venire ovviamente.
Dunque la genetica non era altro, in fondo, sotto quest'ultima analisi, che un insieme di comportamenti imparati nell'esperienza cosciente (e non) di tutti i giorni. Ma molto molto tempo fa.
Nient'altro.

Ma allora? Dove stava il trucco?
Com'è che questa spiegazione suonava ancora così storta nonostante tutto?

Beh la risposta è arrivata circa 2 anni dopo:

"I circuiti nervosi possono modificarsi in risposta all’esperienza.
Questa capacità si definisce plasticità neurale.

La plasticità è presente in tutto il SNC, ma in particolar modo a livello 

della corteccia cerebrale.
Senza di essa

•Il nostro cervello non si sarebbe sviluppato in maniera 
normale
•Il nostro comportamento sarebbe stereotipato ed 
immodificabile dall’esperienza
•Saremmo esseri senza memoria del passato"

Ed ecco che ogni pezzetto prende posto automaticamente nel puzzle.

Genetica = Comportamenti : Trasmissione elettrochimica = Esperienza.

Dunque ogni esperienza genera una trasmissione elettrochimica (una, si fa per dire... è roba da 100miliardi di neuroni), dunque ogni trasmissione elettrochimica genera un'esperienza.

Dunque ogni cosa che si pensa, o si analizza, o si vive cognitivamente, coscientemente, attivamente, razionalmente, e così via.. non è altro che un piccolo minuscolo tassello che trasforma la nostra plasticità neurale, che cambia forma e plasma letteralmente il cervello.
Dunque, si può facilmente immaginare cosa dev'essere successo lungo tutte queste migliaia di anni di evoluzione della vita.
Dunque si può, adesso, più semplicemente, mettere a posto l'idea che la genetica non va da nessuna parte senza l'attività psichica di quell'Io maledetto che spesso ci appare così ineffabile.
E dunque quel simpatico Io che tanto ci garba, deve molto di quello che pensa e che fa, e che ritiene esclusivamente suo e personale, a tratti caratteriali e tendenze già innate, dalle quali è assai difficile sfuggire.
Sono due mondi, due modelli se vogliamo, che si influenzano a vicenda e dunque inscindibili nel loro completarsi alla volta della realizzazione di tutto quello che è la realtà complessa che ci circonda.
Sono due mondi che ogni giorno creano e si creano a vicenda, e che non possono esistere senza coesistere in sostanza.

E' stato un giorno davvero trionfale per me.
Magari più in la concepirò di non aver capito un cazzo in realtà.
Ma per adesso lasciatemi sognare un attimino...



Questa non c'entra un cazzo, ma la sto canticchiando da una giornata intera e, dunque, anche durante la stesura di questo post:



Ho scritto "dunque" 13 volte.
Beccatevi pure questa voi e il vostro cazzo di modello standard:




domenica 14 ottobre 2012

Coro degli Angeli: L'Oscuro Signore

"..non la guarderò negli occhi quando sarà il momento di ucciderla.."

"Usi dei trucchi puerili e meschini per mistificare la tua realtà."

"A volte è necessario farsi gioco delle situazioni e valutare i giusti compromessi per compiere ciò che va fatto."

"E tu? Tu chi sei? Chi sarai mai?
La tua voce non mi è nuova. Il tuo volto non è presente."

"Sono la voce dello spirito che si aggira tra i labirinti di questa oscura dimora.
Sono la luce ed il faro di ciò che vecchi e striminziti viaggiatori anelano con tanta fame.
Non ho timore di mostrarmi, la mia luce è la più splendente!
E la tua fame mi è nota ed è forte, squillante!
..alle trombe delle mie orecchie.."

"La tua luce ti oscura la vista, mio vecchio compagno. La mia fame è ben sazia, la mia richiesta è assai legittima. Di fame vive l'uomo, ma questa saggezza non mi tocca.
Io So cosa è giusto. Cosa non si deve fare.
So che la tua voce è qui pedante e come tale ha da tacere."

"Ogni luogo è la mia casa qui dentro. Non vi è sorte di cui io non sia partecipe, sebbene ciò avvenga di rado."

"E’ qui che la tua potenza è fallace!
 Non sai di cosa parli, non senti! Non tocchi! Non ami!
Non puoi esser giudice! Né Padrone!"

"Taccio adesso. Poiché è mia riserva. Non è più il momento in cui dar forma alla mia pietra."

"Si beh, spegniti!"

"Riesco quasi a scorgere il tuo volto adesso...." (va via)

"Sporco sbruffone di uno spirito! E' ora che la tua presunzione sia punita dai tuoi stessi crimini!
Riguardo te, è bene che tu compia ciò che hai da fare. Hai visto di cosa sono capaci le mie catene.. non si degnano solo di imprigionare, possono anche essere scagliate, se il caso lo consente!"

"Non riesco mai a vederti! Non so di che colore splende la tua luce!
Penso addirittura che tu non abbia una luce! Forse sei il nero, sei il colore che li prende tutti! 
Mi perdo al solo pensiero.. eppure scorgerti mi affascina immensamente, mi rigenera, in un certo senso mi nutre..!
Come sei vorace, sei avaro.. sei un avaro mentecatto, ecco cosa sei!
Presentati, dimmi il tuo nome! Abbi coraggio di mostrarmi il tuo volto, oscuro signore.."

"Ammiro, apprezzo il tuo coraggio, dato che si tratta di una dote rara e ben nascosta.. in quelli come te..
Ma non sei fatto, né ancora pronto per il mio volto.
Il tuo spirito è nobile, lo accetto.
Ma il tuo animo è codardo e il mio marrone potrebbe accecarti per lungo tempo..!
Accetta di udire la mia voce, adesso.
Urian, questo è il mio nome. O questo è il nome con cui mi chiamano tra le terre del settentrione.
E ciò è il dono di cui ti devi far premio.
Quando il tuo spirito s'armerà di giustezza, allora riuscirai a scrutare persino i miei occhi!!"

"La mia vita è povera d'ingegni, ma intensa di piaceri. 
I miei piaceri sono macigni da sostenere e nessuno rende pace a questa povera anima vuota.. la sola in cerca di un piacevole riempimento.
So che questo è il mio destino; portare il peso dell'esistenza, del resto, non è una missione semplice.
Serve un forte eroe per questo compito e io, a mio malgrado, lo sono.. è questo che mi rende vivo.
Le risposte alle domande che cerco sono già scritte. Ma leggerle mi appesantisce il cuore.." 


sabato 6 ottobre 2012

Epistolario Sacro: Uroboro

C'è un qualcosa che mi tormenta l'anima.
Non so cos'è. Né riesco a vederlo.
Eppure mi strugge il cuore. Il petto. Il tronco.
E tutti gli arti annessi.
Prende possesso della vita mia e implode in me ogni speranza.
Ed ogni volontà.

Devo assecondarlo. Devo dargli ascolto. Devo udire la sua voce.
Devo udirne il lamento e il profondo strazio.
Così che Egli allenti lievemente le sue maestose catene..


mercoledì 12 settembre 2012

Epistolario Sacro: Sacrum Facere

Volevo solo dipingermi di una vita sognante, dettata dalla fantasia e dal mio mondo interiore. 
E invece ho scelto la vita reale. Ancora una volta.
Ho deciso di confrontarmici ancora una volta. Di vedere e capire per l'ennesima volta cosa può darmi. Dove mi può portare.

La vita reale non mi piace.
Mi da ancora, ogni volta, quel senso di disgusto.
Lo sento... è sempre li, anche quando le cose vanno bene..
Aleggia nel sottosuolo.

Tutto il mio amare nasce in fondo da una rinuncia alla vita.
Si nutre di infiniti attimi e paesaggi pittorici, sfondi armoniosi e fiumi dal luccichio celestiale.
Sono tutte cose che la vita reale non offre, molto spesso.
E quando li offre sono sempre di un intensità tale.. che io non riesco neanche a vederli.

Riesco però sempre a fiutarli.
Solo che, quando accade, capisco dopo che la mia fiamma arde per una veste che puntualmente ogni volta ci ricucio sopra.
E' in fondo una mia veste.
Amo sempre e solo me.

Beh, mi ci perdo allora.
Perché è l'unica veste che mi calza a pennello.
E' l'unica veste che riesce a coprirmi dal freddo gelido che deriva da tutti gli altri momenti.
Senza di essa, rinuncio alla mia fame di vita. Rinuncio ad astenermi dalla vita. Muoio vivendo.

Volevo dipingermi di astratti abiti, e invece ho scelto te.
Volevo dormire e sognare, e invece tengo l'occhio sbarrato e proiettato sulla realtà che mi circonda. 
Volevo perdermi in racconti di cui solo io fossi narratore, e invece scelgo che la realtà mi racconti delle sue intense fiabe.
Ho scelto di vivere e di viverti. Ho scelto di creare e vagabondare partendo da te.

Il mio cuore si fa grande e accoglie l'offerta del tuo mondo battagliero.
Della sua veste si distoglie e la poggia allora sulle tue spalle.
Del suo calore si fa forza e lo dona ad ogni tua lacrima dispersa.
Lui si perde qui. Affinché ogni suo battere sia degno della sua giusta causa.

..e qui mi accorgo che delle volte la realtà stessa ti concede i suoi tesori in lettere disperse nelle strade più intricate. Sembra impossibile a crederci, né la logica ne risponde, eppure ella sa perfettamente quando è bene consegnarti il proprio messaggio e in che luogo e preciso istante sarai tu li a ritrovarlo..
..giù. A terra.

Jerome